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Martedì 23 Gennaio 2018 | 21:07

Occhi sulla città I vigili urbani di Bari ninja della multa

garitta vigili urbani baridi ALBERTO SELVAGGI 

BARI - In estate sono bianchi ma come i corvi portano addosso il peso dell’ostilità. Al freddo circolano di blu impastranati, cinturone bianco, radio Motorola, cappello rigido, scarpotte plasmate, ed occhi, quegli occhi guizzanti da mercanti d’arte che scrutano i nostri parabrezza, i grattini esposti, che scannerizzano l’allineamento delle gomme delle auto con precisione di architetti egiziani: vigili urbani. Nemici per molti, amici di pochi, bersagli di 365.000 maledizioni all’anno. 

I più intransigenti sono impressi nelle memorie fotografiche dei sanzionati: c’è «la gnora», ci sono «la bionda», «l’ossigenata», «vendicatore implacabile ». Custodi dei custodi, condannati a condannare. Un proverbio pellerossa dice che soltanto dopo aver camminato a lungo nei mocassini di una persona puoi permetterti di giudicarla. E se il loro mestiere è stigmatizzare sul codice stradale, provate voi a percorrere chilometri, soprattutto con le calzature estive poco elastiche; intuire, ascoltare le imprecazioni che intersecano i passi, buscarsi una sberla nelle contestazioni, uno sputacchio sul giaccone (idrorepellente, meno male), scoprire che alcuni pantaloni in dotazione per l’usura aprono al vento squarci, e poi tornare a casa e leggere sul web di gruppi intitolati: «Odio i vigili urbani». 

«Al Nord è ancora peggio per la Polizia municipale», dice il comandante Stefano Donati. E non è un caso se, dopo essere stati centrati da coperchi del cesso scagliati da balconi urlanti, circondati e randellati, i vigili di Bari adesso apprendano dagli psicologi l’arte del relazionare, si forgino in corsi krav maga di difesa personale. 

Tra un mese arriveranno divise nuove rinforzate. Ma soprattutto il corpo si sta attrezzando per salvifiche armi di ordinanza, comprese le «bianche»: distanziatore, manette, spray. Alba di un’era rivoluzionaria. E se il potere è il fondamento della democrazia in uno Stato, magari guarderemo con occhi diversi questi evocatori di colpe che tutti coviamo: il bollo, l’assicurazione, il tagliando. 

Certo, qualche poliziotto municipale esagera: la contravvenzione anteposta alla viabilità. E c’è chi lascia l’auto di servizio in doppia fila impedendo l’uscita a una signora che strombazza: «Fagli la multa», la esorta un passante. Ma non si può dare la colpa ai quasi 600 arbitri sul campo ogni volta che segna la squadra avversaria. 

Gli «appiedati», come si chiamano in gergo, e i «motorizzati» sono destinati a turni incrociati, sì che la loro immanenza si perpetui come l’eternità. Cambio d’abito nel comando di via Paolo Aquilino, bus navetta e poi, wroom, pè-pèee, le macchine, i ligi e i caproni da tosare, battibecchi, multe, mortacci, il destino di ogni divisa dacché il mondo, mondo si chiama. 

L’indice di gradimento del colonnello Donati, fra i sottoposti con i quali ho parlato, è alto: «È serio ma sa ascoltare, assegna i turni a quelli che vengono da fuori con flessibilità», aggiungono Cip & Ciop, così battezzati nel marittimo paese natale perché lavorano spesso accoppiati. Il cittadino s’imbizzisce per la mancanza di parcheggi, dazio pesante per la sosta regolamentata, code, lavori, clacson; per i parcheggiatori abusivi «contro i quali possiamo far poco – spiega Donati -: è un problema di legislazione, non di volontà». 

Il gioco s’è fatto duro con le volate dello Street controlcontro le doppie file schierate. Ma bisogna badare anche all’automobilista murato senza neppure un biglietto per rintracciare il fuggiasco, a chi non può più portare in terapia d’urgenza la nonna o in ginecologia la moglie che ha rotto le acque. Noi e loro siamo imprigionati nelle lamiere e nel gas: prede agonizzanti e condor che volteggiano in uniforme di strada. Vittime e carnefici uniti per ragioni di complicità. Almeno, questo sostengono studiosi di varie branche. Che hanno scritto libri. Che hanno orientato il mondo. Ma probabilmente non sono stati multati due volte nella stessa giornata.

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