Cerca

Venerdì 19 Gennaio 2018 | 12:49

«Noi morituri della Zsr» Nel delirio del rinnovo come un girone infernale

Pass Zsrdi ALBERTO SELVAGGI 

«N … n… n… Nooo!». E invece sì, e lo sai bene, è colpa tua se ti sei guadagnato l’inferno: non potevi pensarci per tempo? Non potevi far voto di saggezza e rinnovare il pass Zsr senza aspettare l’ultimo momento? È così sempre: basta un piede in fallo e ti rovina addosso la vita intera. Il calvario lo saliremo insieme, se siete stati inavveduti come me. Per caso un musicista mi spalanca gli occhi oppiati sonnolenti: «Attento, il tuo contrassegno è scaduto». Ah; sei sicuro che si rinnova in questo mese? «Scusa, ma c’è scritto». Effettivamente. Poco vigile, ma sempre preveggente, intuisco subito cosa mi attende. 

Mi precipito la mattina seguente armato dei documenti, ma già alle soglie degli uffici Amtab di via Fornari il labbro mi tremola: un’orda di libici preme schiamazzando in arabo, più che in barese, contro quello che sembrava il confine di salvezza. Al banchetto informazioni dell’ingresso mi insabbio in una selva d’arti e torsi comprimenti: «Dove si va? Che sportello? Non vedo cartelli» chiedo a delle vegliarde alitanti peste: «Non lo sappiamo, stiamo aspettando un’informazione da un’ora: vedi, chiedi». Gli impiegati sono ai limiti della sopravvivenza, cercano scampo inseguiti dalle furie come Oreste. 

Mi guardo attorno torcendo la testa, unico residuo anatomico non ancora inglobato dalla muraglia isterica. E mi rendo conto che la gente che frequenta gli uffici pubblici non è quella che vediamo in giro abitualmente: un omaccione che preme promana puzzo di focaccia alle cipolle stomachevole, e difatti ha la stazza rotonda della massa dei forni baresi. Molti storpiati, dilaniati dalla ressa, si disarticolano ulteriormente, coi bastoni sgambettano senza volerlo i contorsionisti in furbo avanzamento. Una mummia bianca mi fissa con occhi insanguinati alla Dario Argento: volto lo sguardo, tal visione non la reggo. 

E tra i macilenti riconosco un coriaceo propenso alla pedofilia violenta. A sinistra impera una potente colonna di massaie spelacchiate e anziani fatiscenti alti un metro e mezzo: scopro che soltanto chi ha quest’aspetto sventola abbonamenti ai bus color grigio spento. Li capeggia un pelato che urla ininterrottamente contro il governo: esondano nella coda di noi ritardatari della Zsr senza pronunciare alcun «sorry» inglese, perché anche il sistema ticket per le file va in tilt a giorni alterni, perché si fa tutto insieme, contrassegni, tessere, scadenze disabili, e forse anche esami prostatici e angina pectoris. Respirare, già una fatica all’aria aperta, là dentro è un’impresa. 

Un serafico addetto a uno sportello d’improvviso s’imbestia subissando l’imprecare delle genti. La tensione è alle stelle, fuggo a caccia di italianissimi rimedi: scansare il supplizio con ogni mezzo, meglio se illecito. Raggiungo l’Agenzia Lampo, il cui nome ben promette, ma il titolare non offre miraggi al mio agonizzare nel deserto: «Il pass si deve fare personalmente». Non bastano i soldi, né oliare la pratica con mazzette. Torno nel delirio mentre fuori i vigili flagellano le auto in divieto. S’è aperto un varco, credo, mi ci catapulto a pugni stretti ma una signora che batte in ritirata impatta con la borsa contro le mie pudenda danneggiando la protesi a pompetta con la quale contavo di spopolare a Palazzo Grazioli nelle feste. 

Sono nel mezzo di tre code incontinenti: raddoppiano, si restringono a piacimento. Dopo tre ore mi rendo conto di non aver compilato il modulo, prossimo alla meta. Con perizia acrobatica, sudando freddo, lo completo, chiamo anche Giovanni il portiere: «Ti prego, vai a vedere qual è il mio interno nel palazzo!». «Dottore, che è successo?». Calzo scarpette fisiologiche a dondolo, come ulteriore impedimento, ma le avversità fanno grand’uomo anche chi uomo non è. E se pure, per ritirare il contrassegno, verremo destinati ad affrontare un’altra breve impresa nei giorni seguenti, se pure torneremo a più riprese perché «la foto sul documento non si vede», tutti, giovani, anziani, scorfani e belli usciamo dall’Amtab come eroi che dardeggiano. Fieri, protervi, potenziati, irridenti la sorte fetente: noi morituri della Zsr.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400