Mercoledì 18 Luglio 2018 | 16:48

I cani baresi in psicoterapia

cani al giunzagliodi ALBERTO SELVAGGI

Lo vedo quasi ogni sera mentre rientro a casa e lui esce per la passeggiata. Ha una personalità controllata, beneducato, elegante, di classe medio-alta, bello come l’uomo brizzolato che abitualmente lo accompagna. Mi ha sempre impressionato il modo in cui il suo corpo siluro fende l’aria: veste nero lucido, non mi ha mai rivolto uno sguardo. Ma negli ultimi incontri il nostro disdegno reciproco si è infranto: e questo signore mi lancia lampi d’ocra latrando, perché è un dobermann.

So che mi odia, perché come tutti i cani ha un’anima. Ha assimilato un’educazione, condiviso un contesto ambientale che ha giostrato con le connessioni sinaptiche conformando la psiche per l’eternità. Tanto che si può asserire che le persone sono cani, che i cani sono uomini e che la postura eretta è l’espediente con cui l’evoluzione ha distinto gli uni dagli altri.

Un pingue bastardo trotterella solitario tra piazza Mercantile e via Putignani. I vecchi lo salutano, uno gli molla una pacca: «Dove vai?». Sono fatti suoi, non si fermerà certo a raccontarvelo. Lui sta bene così, senza nessuno tra le scatole. È così che regge, così non casca nei mali dell’anima che, a detta degli scienziati, negli Usa patiscono ormai il 40 per cento delle persone uggiolanti: più colpiti gli esemplari con pedigree, 15 milioni di dollari all’anno in psicofarmaci.

Psichiatri californiani, genetisti del Massachusetts studiano i cani «come unico modello esistente in natura per risalire ai disordini psichiatrici umani». Narcolessia, fenomeni ossessivo-compulsivi, sindrome IS/IA, stereotipie, fobie, epilessia, ansia, deficit di attenzione tipico dei labrador che accompagnano i ciechi per strada. In Italia sorgono consultori, laboratori sulla psicologia canina applicata.

 Tanti a Bari accompagnano sulle due zampe i quattrozampe nei centri Psycodogs, dove alla terapia affiancano i Fiori di Bach «che agiscono sugli stati emozionali», Comunicare, Jacoclub, Cinofollia & Bauhouse. O li affidano alle «tata-dog» che a domicilio offrono test della personalità, «educazione mentale» di «approccio cognitivo zooantropologico» per le patologie comportamentali. Per cui non mi sono stupito quando un amico architetto ha annunciato: «Ho portato Paco dallo psicologo dei cani. Ha azzannato mia zia, mia madre, pazienza per loro, passa, un po’ di sangue: è che temo per mio figlio piccolo. Soffre molto il mio Paco, sai». Sottoposto a rieducazione, con sedute mirate secondo prassi anche sul padrone irriformabile, il maremmano è tornato alla civiltà; quasi.

Ho appreso di vari altri irsuti personaggi assaliti da attacchi di panico, fuggiti di casa e entrati in bande di meticci che – è neuroscienza – rispetto ai puri hanno un cervello più sviluppato. Ho conosciuto bacucchi afflitti da depressione, impotenza, adolescenti prede di iperattività, paure interspecifiche e intraspecifiche varie. E io stesso ne ho da raccontare: anni fa osarono donarmi un bracco autistico che fissava per ore le pareti delle stanze. Sono stato inoltre vittima delle insistenti avances omosessuali di un setter pezzato (una volta rischiai anche di restare incinto): si aggiunga alla casistica lo stalking dei canidi.

Il passaggio chiave, come per noialtri che abbaiamo di rado, «è l’età sensibile» attorno al terzo mese di vita, spiega Annamaria Pesole, dell’Ambulatorio «Di Venere» (vicino all’ospedale e alla relativa clinica psichiatrica), unico medico veterinario comportamentalista di Bari, cioè non uno dei semplici educatori cinofili che operano dalle nostre parti: «Si parte da un discorso etologico, si esaminano neurologicamente le problematiche: il cervello dei cani è diverso da quello umano, nell’eziologia c’è una biodiversità da rispettare».

Saranno le dimensioni dei lobi frontali, che sviluppano in noi facoltà d’astrazione e di pensiero più grandi. Ma dove releghiamo l’istinto, l’udito, l’olfatto, i sensi indeterminati dei cani che sono mente pura e filosofia morale? La gioia, lo strazio, lo stress, l’ansia da separazione che dilata le pupille, fa ritrarre le orecchie, riduce le difese immunitarie in favore di malattie psicosomatiche infinitamente umane?

I cani non sono che anime. Anime che abitano uno spazio che non è fra noi ma sopra e sotto di noi. E per questa fascinazione di emissari dell’inesplorabile hanno rapito lo spirito di un numero sterminato di grandi, di mezz’uomini, e di quaquaraquà.

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