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Giovedì 18 Gennaio 2018 | 06:50

Tic tic tic su Facebook anch'io voglio fare il politico...

Emiliano al Pcdi ALBERTO SELVAGGI 

Tic tic, tic tic: anch’io desidero recarmi in corso Vittorio Emanuele, addentare un cornetto al bar Convivio ed entrare in Municipio. Tic tic tic tic: anch’io desidero fare comunella in via Piccinni per votare le delibere. Tic tic, tic tic: anch’io desidero bere acqua Surgiva al bar della Regione e assicurare un interessamento a una dipendente che ha voti da elargire. Insomma, anch’io voglio diventare un politico, e quindi fare tic tic su Facebook, dato che oggi l’una e l’altra cosa coincidono ineludibilmente. 

Una sera, tic tic tic, ho visto Michele Emiliano, munito di sciarpa del Bari, sgattaiolare da una pizzeria e dimenare i ditocci sulla tastiera con rapidità di baleno. Ma, che fa?, mi sono chiesto. Un mattino la sua mole mi ha lambito in via Argiro: e come menava il tempo? Ticchettava ultrasonico sul social network. Fiumi d’inchiostro hanno illustrato il costume di estendere in diretta ai cittadini mediante l’informatico espediente le sedute consiliari tra acerrime polemiche. E allora ho capito che fare il politico significa fare tic tic su i-phone, pc e altri marchingegni, menarsi in un mondo animato non da noi ma da riflessi, non dalla realtà ma dall’estro digitale della stessa nella metafisica irrituale di «Fàcebòk». 

Tic tic tic, tic tic tic, ho chiamato un’amica, computer assistente, che mi ha iscritto col nome di «Fustigatore vecchio». Ma appena entrato nella comunità trasfigurata mi sono reso conto che il sindaco non è affatto l’unico a cecarsi le retine su tastini e microschermi. Ora che sono un politico io quoque, faccio ciao ciao a tanti colleghi. Tic tic tic: che bello. Vedo tutti, so tutto, spio il possibile, guardo le foto delle feste, chiedo amicizie a questo e a quello, so dove hanno sorbito il caffè, mi insinuo nell’intimità dei simulacri, esco dai partiti ed entro, competo con Emiliano in contatti nei quali eccelle. 

C’è Filippo Melchiorre con un cravattone zuccheroso nella foto sul profilo che ama l’AS Bari 1908 e Massimo Troisi. C’è Pietro Petruzzelli che chiede le dimissioni del premier. C’è Massimo Cassano del quale puoi diventare fan se credi. C’è Dario Ginefra che promuove una raccolta firme per dare spiagge accessibili alle bestie. Ludovico Abbaticchio: «Se vuoi aggiungilo agli amici». Sì, ti prendo. 

Tic tic tic, sono scatenatissimo, sorrido agli amministratori in bacheca quando li incontro per la via. Vedo Antonio Decaro che contesta le accuse di strangolamento delle strade sacrificate alle piste per ciclisti. Vedo un tizio che offende il Ninni Cea sostenitore di Berlusconi e Lupo Alberto e si becca querela. Vedo Massimo Posca, Sergio Fanelli, Luigi Fuiano «un amico in... Comune», ah ah!, bella questa. 

E all’irrefrenabile Emiliano non penso più neanche se aggiorna il profilo, con tutto il bendidio che c’è. Sapete «cosa piace» ad Angelo Tomasicchio? Be’, io sì. Sapete cosa ascolta Carlo Paolini? Peggio per voi, io sì, anche se non so chi è. Sapete cosa pensa Onofrio Introna del premier? Forse lo immaginate ma io, tic tic, lo leggo. 
Nichi saluta il pubblico del Bif&st, ingloba cascate di commenti, si mostra in foto con Schwarzenegger: primatista in Italia su Facebook, finora «piace a» 364.272 utenti. E poteva mancare il facciotto luminoso di Palese in tutto questo? Nemmeno per idea. E cosa pensate possa esternare mai Rocchetto bello? «Fiumi di denaro pubblico elargiti a pioggia dalla giunta Vendola senza alcuna procedura... sistema di scatole cinesi... ». 

Sul piano di lavoro ho anch ’io appuntate proposte per acquisire consensi: decapitare le persone esteticamente sgradevoli, vietare la procreazione, creare case comuni per i pargoletti affinché s’affliggano nel tetro, assumere una squadra Amiu di sterminatori di piccioni e gechi, tappare il tratto terminale dell’intestino dei cani incontinenti. Qualcuno contesta, qualche elettore offende. Ma che mi interessa? Additano «Fustigatore vecchio», e se la sua faccia è mia nella scheda, fa lo stesso.

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