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Venerdì 19 Gennaio 2018 | 10:54

A Bari? Tutti scrittori

ad ottobre piovono libridi ALBERTO SELVAGGI

Nàah, ma quello non faceva l’avvocato? «Ti sembra». Ih, ma quell’altro non lavora alla Posta centrale? «No, è giudice di pace». E quei 13 là non sono forse  medici e bancari? «Anche. Ma sta’ tranquillo che sono scrittori, in prima istanza, e se ne vantano». Cinquanta, 100, 240, non si sa più quanti ne abbia partoriti negli ultimi tempi Bari.

L’odontotecnico e l’insegnante precario, l’assistente sociale quasi quanto il docente universitario, chiunque non sia morto e chiunque sia nato si sveglia la mattina e lancia la sua carta sul mazzo sparpagliato del mercato editoriale. Giallisti: quanti. Nu-romantic. Poetanti: una cascata. Esoterico-filosofico-narrativizzati.

Tutti, foeminae e masculi, assolutamente convinti di aver espettorato la nuova Comedia di Dante.

È come Facebook e il Grande Fratello, come Myspace e Amici e X-Factor: se l’ha fatto lui possiamo farlo tutti quanti. Le case editrici locali nascono e crepano con questa finalità: stampare, spesso in cambio di euro sonanti, gli scritti dei baresi che ticchettano sulla tastiera come sul telecomando o sul cellulare. Gli esordienti e i recidivi nel 98 per cento dei casi non vendono un cavolo, se non alle zie, ai cugini stretti, se ne hanno. Ma intanto hanno pubblicato, sono su piazza, e se va buca pazienza, ci hanno provato.

Basta. Basta! Maledizione, fermatevi. Le librerie erigono imponenti pannelli di capolavori nostrani. Le redazioni cultura dei giornali ammonticchiano copie su copie appena sfornate, si teme il Natale con la sua bulimia gastrocartacea. I recensori oberati si danno alla macchia: «Ma chi è quest’altro che ha appiccicato quattro schifezze e le ha pure firmate?». Sepolti, tampinati, pressati. I nuovi marchi editoriali proliferano come spore sui muri bagnati, nomi mai uditi prima, realtà fantasma. Ma ogni tanto ci scappa anche l’arruolamento nelle corazzate che lanciano baresoidi o pugliastri perché tirano assai. Tanto non è più come in passato, I fuochi del Basento che ci fece sognare è antiquariato: il recinto è aperto, tutto per tutti è uguale, e la mandria dei bovi scorrazza dove mai avrebbe immaginato.

È divelta la diga di mille scribacchini fetenti acquattati. Che s’incanalano nella dannata moda del Bari style, amplificata dai Tarantini e dalle D’Addario. Lanciato il sasso nella melma stagnante, l’onda concentrica s’è moltiplicata inglobando anche i vicini di casa: Monopoli, Bitritto, Trani, Molfetta, Gravina, Mola di Bari, Foggia, Brindisi, Lecce, Taranto coi circondari. Tanto che perfino i pochi romanzieri validi hanno dovuto adeguarsi alla new wave in brodaglia di cozze e polpo con aglio.

Gli scrittori non scrivono più, i non lettori scrivono e basta. Prova a uscire, adesso, da come va il mondo: sei capace?

Pomeriggio di un venerdì disgraziato: sessantunesima presentazione di prosatore locale della terza decade di questa ottobrata. È lì spaurito, giovane, con barbula rada, non ricordo più se esperto informatico o centralinista a tempo più che determinato. Il pubblico gli domanda cose, egli risponde. Mah. Al mio fianco due intellettuali sprizzano fiele contro un autore reo di piacere al pubblico vasto. È vero, magari non attinge profondità shakespeariane ma sa comunicare, e sopratutto non rompe gli zebedei come voialtri.

Pubblicare, pubblicare, il libro, ho fatto il libro, scrittore, presentazione, salone del libro, ci tengo, l’ho sempre voluto fare, Bari, Bari, la Puglia, il giallo, il verde, il noir, ho firmato. Ma basta. Per cortesia, basta. Campi incolti anelano l’opera delle vostre braccia. E prima di azzeccare la firma sopra a una copertina pagata 1500 euro e passa, imparatevi l’itagliano.

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