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Domenica 21 Gennaio 2018 | 19:14

Quartiere «San Paolo» il nostro Bronx a Bari

omicidio san paolodi ALBERTO SELVAGGI

Ci sono stradoni fitti d’angoscia in questo luogo che non è Bari. Si chiama San Paolo, Centro di edilizia popolare: «il Quartiere» per i suoi 50mila abitanti. L’asfalto divarica plumbei mausolei angolari, lambisce campi d’erba senz’anima, viale Europa, le traverse ti portano avanti, ti portano indietro senza soluzione nel pianeta eccentrico all’orbita urbana.

Il Quartiere vive di propria vita, dà nomignoli ai suoi personaggi, come nei paesi giganti: Polpetta, Cim’ d’col’, il cane interista Tequila, Seicani. Ha le sue ricorrenze e i suoi santi: Carnevale con la sfilata dei carri, processioni per santa Rita con banda. Ha i suoi luoghi coagulanti: la nuova piazza Europa, via Ancona la sera del sabato. Ha i suoi punti di svago: al fast-food di Filippo per le partite col video ancorato al furgone sopra l’abitacolo, sale calcio scommesse, buchi rancidi e mazzi di carte. Ha le sue pinete magre: ecco due scooter solcarne una in impennata tra bambini e anziani. Cinema niente, zero teatri: il Fantarca è lì al suolo, raso.

Negli anni Sessanta, quando ancora esistevano i partiti, le bugie, la bontà, il peccato, lo stato sociale, deportarono in questa landa parte di quel che non andava nel vivere civile di Bari. E da allora il ghetto si è andato affrancando per millimetrici passi con le sue mani. Ognun per sé, è vano aspettare.

Le sbarre carcerarie alle finestre ci sono sempre, e non sulle case dei numerosi sorvegliati speciali ma su quelle degli onesti che non amano visite indesiderate. Langue l’albergo tirato su per i Mondiali 90: «Ci fanno le sedute spiritiche», favoleggiano in strada. Languono lontani i raccoglitori per la differenziata. L’alto tasso di alcolismo, tossicodipendenza, evasione scolastica, abusi sessuali in famiglia permane: lo sanno gli insegnanti, lo vedono gli operatori, i vicini di casa. I neonati sgusciano via regolarmente dal ventre di madri in età puberale: nonna a 30 anni, sposa nel box del palazzo dopo la fuga di prassi. Si uccide ancora, talvolta, e si estorce in serenità. Ma tutto è sfumato e i minorenni dei clan sparano col silenziatore ai cani randagi per esercitarsi.

È nato il Centro direzionale, gestito con difficoltà: plesso medico valido. È stata attivata la metropolitana: buio e luce, strisce gialle: din-don!, «prossima fermata Cittadella... San Gabriele... San Paolo Ospedale». Fine corsa.

È quasi sera e la luna spande fredda sul tavoliere d’asfalto. Di dove sei?, domando a un tale. «Del Quartiere, e tu di dove sei, di Bari?».

Passa un cane senza padrone con collare. Due giovani tatuati. Passa una ragazza, spinge un carrozzino senza passeggero frignante. Passano le nubi in cielo, passa tutto e si tira avanti.

Dio, che mondo il San Paolo. C’è tanta gente che si odia e che si ama, due signore litigano da un casermone all’altro: «Diglielo a tua figlia di impararsi a comportare». Vado via perché è lunga la lagna.

Il centro sociale ha appena traslocato nell’ex asilo Lopopolo di via Toscana: 5mila euro al mese di affitto il Comune non voleva più darle, 10mila da rifondere al proprietario della sede abbandonata, gatte da pelare, spazi che mancano. Tonino Silvestris, uomo col baffo, traina dall’88 l’associazione Emergenza radio: «Qui è tutto uguale, a parte le pubbliche sceneggiate. I politici li rivedremo la prossima campagna elettorale». I preti ascoltano i ceppisti nei confessionali. Margherite nella nebbia, salvagente nel mare magno.

Dalle 20 non gira un cane. Al mattino si campa. Vanno tutti fuori per fare serata o per giocare al calcio: vicino alla Breda o all’Alfa dove impera Nanuccio leggendario.

«Almeno abbiamo le piscine dove mandare i ragazzi» si consola una madre. Ma Walino il rapper ne ha da cantare sull’unico Bronx americano che abbiamo: «I bambini sono rovinati già in partenza / iniziano con uno scippo / per finire alla rapina / non serve a niente la giustizia / se uno ha la pistola in mano / l’altro si sta zitto / la storia nel Quartiere non è cambiata / padre, madre, figlio e spirito santo / la malattia se la portano nel sangue».

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