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Domenica 24 Settembre 2017 | 17:54

A Brindisi l'Enel «cattura» la Co2

Il progetto di studio proprio nella città dove, in località Cerano, la centrale della stessa società elettrica emette 13 milioni di tonnellate di Co2 all'anno in atmosfera
BRINDISI - Si chiama «Carbon Capture and Storage» (Ccs) e sta a indicare il sistema attraverso il quale catturare e sequestrare, depositandolo nel sottosuolo, l' anidride carbonica (CO2) la cui molecola, avendo la proprietà di trattenere il calore, è tra i maggiori responsabili dell' effetto serra. Punta a questo uno studio che l'Enel sta facendo nel proprio Centro ricerche di Brindisi, proprio nella città dove, in località Cerano, la centrale della stessa società elettrica emette 13 milioni di tonnellate di Co2 all'anno in atmosfera.
Di questa attività di ricerca si è parlato nel corso di una visita che una delegazione dell'Ulivo, guidata dal deputato Salvatore Tomaselli, ha fatto oggi al Centro ricerche Enel di Brindisi. La delegazione è stata ricevuta dal direttore del centro, Pompilio Caramuscio, dal responsabile delle Relazioni Istituzionali, Massimo Bruno, dal responsabile dell'Unità Business dell'Enel di Brindisi, Antonino Ascione, e dal responsabile della Comunicazione per la Puglia, Franco Deramo.

«In attesa che a Brindisi si registri finalmente la tanto auspicata riduzione di utilizzo di carbone per alimentare la centrale di Cerano - ha affermato Tomaselli - frutto di una nuova convenzione da sottoscrivere tra Enel ed enti locali, è fondamentale che Brindisi sia stata inserita tra i siti in cui si dovrà sperimentare compiutamente questa nuova tecnologia per l'abbattimento delle emissioni di Co2».
A Tomaselli i dirigenti dell'Enel hanno garantito investimenti in questo Centro per 320 milioni di euro nei prossimi cinque anni. «Tutto ciò - ha detto il parlamentare - contribuisce a dare credito alle aspettative del territorio che vanno in direzione di un effettivo miglioramento della situazione ambientale».
Il Centro Ricerche di Brindisi è al centro di due progetti chiave: il primo mira per l'appunto alla cattura dell'anidride carbonica sugli impianti esistenti e al suo deposito sicuro nel sottosuolo (sequestro geologico); l'altro, che dovrebbe essere realizzato in tempi brevi, è uno studio di fattibilità sulla produzione di energia elettrica da carbone con emissioni zero, grazie a un innovativo processo di ossicombustione.

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