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Lunedì 25 Settembre 2017 | 15:11

«L'Onu usi la vecchia Base USAF»

Il sindaco di Brindisi comunica al ministro della Difesa, Arturo Parisi, a quali condizioni potrà avvenire il ventilato allargamento della base delle Nazioni Unite
BRINDISI - In una lettera inviata al ministro della Difesa, Arturo Parisi, e per conoscenza, al ministro degli Affari Esteri, Massimo D'Alema, il sindaco di Brindisi, Domenico Mennitti si dice contrario all'ampliamento della base Onu di Brindisi. «Lo scorso 1 ottobre -scrive Mennitti- nel corso di un colloquio privato con Jhon Griffith, direttore amministrativo della Base logistica Onu di Brindisi, ho appreso che il Ministero avrebbe espresso parere favorevole per il potenziamento delle strutture esistenti nell'area areoportuale della città attualmente occupata dalla Base logistica dell'Organizzazione mondiale e ho fatto presente che una parte della zona occupata, interessata all'ampliamento, rientra nel piano di sviluppo della «Città d'acqua», progetto già avviato». L'amministrazione locale è dell'avviso che l'ONU potrebbe trasferire la parte più ingombrante della propria attività all'interno della vecchia Base USAF, sistemata a poco più di cinque chilometri dall'aeroporto, al quale per altro è collegata da un efficiente sistema viario. «La gestione dell'emergenza -prosegue il sindaco- invece può continuare a svolgersi a bordo pista, senza però occupare aree più vaste di quelle attualmente impegnate per assicurare l'imbarco sugli aerei di uomini e mezzi destinati alle varie missioni di pace». «Ho appreso inoltre da fonti sindacali che questa posizione del Comune sarebbe stata comunicata alle maestranze italiane che operano in ambito ONU, arricchita da notizie tendenziose con l'arbitraria conclusione che il tutto potrebbe indurre le Nazioni Unite a ritirarsi da Brindisi con conseguenze negative sull' occupazione». Il sindaco Mennitti ha evidenziato «che Brindisi, città che ha subito tutte le fasi della crisi economica degli ultimi lustri, non è disposta a tollerare strumentalizzazioni con il solito ricatto occupazionale. All'Onu la città ha fornito ripetute prove di apertura e di collaborazione, però non può accettare che si condizioni lo sviluppo futuro. Su questa specifica questione peraltro non opponiamo soltanto un diniego, ma indichiamo una valida soluzione alternativa».

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