Cerca

Domenica 24 Settembre 2017 | 08:49

Bari - Il boss lottò col pitbull per dimostrare la sua forza

I Carabinieri di Bari con l'operazione odierna (denominata «Five») hanno scoperto le dinamiche che hanno caratterizzato negli ultimi anni il clan Palermiti e i traffici di cocaina dal Sud America. Quattordici le ordinanze di custodia cautelare • A mani nude contro il pitbull, anche se «cagionevole di salute» per non andare in carcere
Carabinieri BARI - Quattordici ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dai Carabinieri del Comando Provinciale di Bari contro il potente sodalizio criminale capeggiato da Eugenio Palermiti, ex braccio destro di Savino Parisi, presunto «boss» della droga del quartiere Japigia. I provvedimenti sono statai emessi dal gip del Tribunale di Bari, che ha accolto la richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini dei carabinieri hanno riguardato numerosi soggetti che - a vario titolo - componevano da anni una strutturata e collaudata centrale di importazione di droga dal Sud America (Colombia e Venezuela) e da altri paesi Europei (Spagna e Olanda) con successiva distribuzione in Bari e provincia. La cocaina e l'ecstasy veniva importata dall'Olanda utilizzando il trasporto su tir. Lo stupefacente veniva smistato per la vendita al dettaglio nella città di Bari e in molti centri della provincia. I Carabinieri di Bari con l'operazione odierna (denominata «Five») hanno scoperto le dinamiche che hanno caratterizzato negli ultimi anni il clan Palermiti, sodalizio che - pur perseguendo sempre una logica militare di mimetizzazione - non ha potuto far a meno di mostrare, talora, il proprio lato feroce. Infatti, l'indagine ha documentato come il capo riconosciuto del sodalizio, sebbene non abbia mai subito periodi lunghi di detenzione per il suo cagionevole stato di salute, non abbia esitato di ingaggiare un combattimento a mani nude con un pitbull per dar prova del proprio ardimento, garantendosi una platea di affiliati armati all'esterno della gabbia pronti a far fuoco nel caso in cui la «bestia» avesse avuto la meglio.

Inoltre, nel corso di una trattativa per un centinaio di chili di cocaina con il Sud-America, Palermiti inviò un suo affiliato oltre-oceano con una ingente somma di denaro solo dopo aver preteso ed ottenuto che un venezuelano arrivasse a Bari come «ostaggio» a garanzia della incolumità dell'emissario. Il perfezionamento della negoziazione consentì il ritorno in patria dei due. Dalle indagini è emerso anche che nel 2004, si verificò un episodio dall'alto valore simbolico: l'attentato dinamitardo operato ai danni di un esponente di vertice di altro clan barese (Cosimo Di Cosola, dell'omonimo clan) eseguito con lancio di una bomba a mano e raffiche di kalashnicov. L'agguato indusse Di Cosola a rinunciare irrevocabilmente alle sue mire espansionistiche sul territorio del sud-ovest barese, ritenendo «conveniente» ritornare in un quartiere di Bari (nonostante la presenza in tale zona dell'avverso clan Strisciuglio). Si tratta, peraltro, dello stesso Di Cosola Cosimo di recente trovato dai CC del Reparto Operativo di Bari in possesso del manoscritto riportante i riti camorristici di affiliazione, all'interno del carcere di Lecce. Durante le indagini, con la collaborazione della Guardia di Finanza, sono stati anche sequestrati beni immobili ai sensi della normativa antimafia per un valore di 10 mln euro. I particolari dell'operazione verranno forniti nel corso di una conferenza stampa presso il Comando CC alla quale parteciperanno il Prefetto di Bari , Carlo Schilardi, il Procuratore della Repubblica , Emilio Marzano e il Procuratore Aggiunto DDA, Giovanni Colangelo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione