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Martedì 26 Settembre 2017 | 18:32

Prima risse poi chiedevano «il pizzo»

In manette sei presunti esponenti della Sacra corona Unita. Le richieste di denaro dopo i danneggiamenti partivano da 3.000 euro ma potevano anche scendere a 1.000
LECCE - Provocavano danni, risse, atti molesti nei locali pubblici e il giorno successivo chiedevano soldi ai proprietari o ai gestori a garanzia di tranquillità. Le richieste partivano da 3.000 euro ma potevano anche scendere a 1.000, nei casi in cui il commerciante riusciva a dimostrare di aver guadagnato poco. Funzionava spesso così il sistema che i malavitosi salentini legati alla sacra Corona Unita, arrestati all'alba dai carabinieri, utilizzavano per la loro attività di estortori.
Attività che rivolgevano - è stato accertato nel corso delle indagini - anche nel settore del servizio di guardiania, ma con modalità analoghe. Dopo attentati incendiari e danneggiamenti di autovetture, il clan chiedeva che il servizio di vigilanza al locale ed ai parcheggi fosse svolto da ragazzi indicati da loro.
Le intimidazioni avvenivano d'abitudine nel territorio di Surbo in modo aperto e spesso plateale. Per lavorarsi il proprietario di un night club gli estortori lo visitarono più volte. Ogni volta vi consumavano champagne e bevande alcoliche senza pagare perchè, dicevano, pagare il conto sarebbe stata, per il loro boss Martella, una "mancanza del rispetto dovuto a chi comanda a Surbo e che può decidere se e come un locale può lavorare". Una volta il titolare del locale fu preso a schiaffi davanti agli avventori dai malavitosi che gli chiedevano duemila euro.
Ad analoghi episodi di danneggiamento era stato interessato sin dal marzo 2006 un cantiere edile. Ad incastrare il clan mafioso sono state le incrociate risultanze delle indagini svolte, testimonianze e denunce acquisite. I provvedimenti restrittivi sono stati disposti dal gip presso il Tribunale di Lecce, Ercole Aprile, su richiesta del p.m. della Direzione Distrettuale Antimafia, Elsa Valeria Mignone.

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