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Sabato 23 Settembre 2017 | 18:42

«Dirigevano la guerra di mafia dal carcere»

Rocco Moretti e Vincenzo Antonio Pellegrino, da tempo detenuti, sono tra i destinatari di un provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso dal gip del tribunale di Bari per fermare la guerra riesplosa negli ultimi mesi a Foggia. Un'intercettazione svelerebbe la regia del capoclan Rocco Moretti nell'omicidio di Francesco Sinesi
FOGGIA - Due capi storici della mafia foggiana, Rocco Moretti, di 57 anni, e Vincenzo Antonio Pellegrino, di 55, da tempo detenuti, sono tra i destinatari di un provvedimento di custodia cautelare in carcere in corso di notifica, emesso dal gip del tribunale di Bari per fermare la guerra riesplosa negli ultimi mesi a Foggia tra i clan rivali Moretti-Pellegrino e Sinesi-Francavilla. La misura è stata notificata anche a Mario Piscopia, di 27, del clan Moretti.
Il provvedimento, eseguito dai carabinieri del Ros di Bari e da agenti della squadra mobile di Foggia, è firmato dal gip Giuseppe De Benedictis che contesta ai tre indagati di aver capeggiato una potente associazione mafiosa finalizzata alla commissione di una «indefinita serie di delitti, tra i quali omicidi e tentati omicidi e diretta all'annientamento» del clan avversario per conquistare il «controllo militare egemonico e territoriale della città di Foggia e delle zone limitrofe».

La ripresa delle ostilità tra i due clan in poco tempo ha provocato un omicidio e sei tentativi di omicidio, uno dei quali ai danni di un minorenne.
I tre arresti seguono i sei fermi ordinati dalla Dda di Bari il 5 settembre scorso per impedire l'uccisione di Francesco Sinesi, figlio del capomafia Roberto, e la progettazione dell'agguato nei confronti di Giuseppe Trisciuoglio, figlio di Federico. Infatti, negli ultimi tempi - sostengono gli investigatori - la mafia foggiana aveva deciso di puntare in alto uccidendo i figli dei capimafia detenuti.
Il 5 settembre erano stati fermati dal Ros e dalla polizia i pregiudicati Gianfranco Bruno, Pasquale Moretti, Daniele Vittozzi, Rodolfo Bruno, Rita Anna Moretti (sorella di Pasquale) e Michele Verderosa. I loro fermi sono stati ora convalidati dal gip De Benedictis che ha emesso nei confronti dei sei un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, a vario titolo, per i reati di associazione mafiosa, detenzione illegale di armi e duplice tentativo di omicidio.

Secondo il pm inquirente Domenico Seccia, i sei fermati, a vario titolo, hanno preso parte alla sanguinosa faida ripresa nel maggio scorso con il tentativo di omicidio di Antonio Pellegrino. L'agguato ha scombinato gli equilibri esistenti tra i clan. Lo stesso Pasquale Moretti - figlio di Rocco, detenuto da 18 anni anche per il reato di strage - il 16 luglio è stato ferito ad una gamba in un agguato. In risposta a questo episodio, il 12 agosto, due persone a bordo di una moto hanno cercato di assassinare il pregiudicato Alessandro Aprile, di 23, e hanno ferito gravemente al volto con un colpo di pistola un diciassettenne che viaggiava sullo scooter di Aprile. Di quest'ultimo agguato sono accusati Pasquale Moretti, Vittozzi, Rodolfo e Gianfranco Bruno.

Secondo l'accusa, dietro molti episodi di sangue c'è la mano del boss Rocco Moretti che dal carcere impartisce al figlio gli obiettivi da eliminare. Uno di questi è il cognato di Pasquale Moretti, Francesco Sinesi. Un'intercettazione, in particolare, svelerebbe la regia del capoclan: «Dai, vieni qua delinquente mio - dice Rocco Moretti al figlio mentre parlano in codice di Sinesi - dammi un bacio... non dare retta... a papà... dritto... dritto a quello mi raccomando... hai capito? Oramai il bastone è passato a te!. Hai capito a papà?».

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