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Giovedì 21 Settembre 2017 | 12:40

Bari - «Fino a 30mila ? per superare i test»

La GdF ha documentato l'esistenza di una organizzazione per un mercato clandestino di test nelle università di Bari, Ancona e Chieti. Coinvolto anche un docente universitario. E tra i finanzieri un maresciallo riesce quasi a superare le prove per la facoltà di medicina. 7 avvisi di garanzia • Un sms e il gioco è fatto
• Il rettore di Ancona: forse si è trattato di millantato credito • Il rettore di Bari: sono tranquillo, ma queste vicende amareggiano
Policlinico di Bari BARI - Fino ad 8.000 euro per frequentare un corso di preparazione con la garanzia di essere «assistiti» durante il test, e poi fino a 30.000 se effettivamente l'esame veniva superato. Tanto poteva costare, secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, la prova di ammissione alla facoltà di medicina e odontoiatria nelle università di Bari, Ancona e Chieti. I finanzieri hanno documentato l'esistenza di una organizzazione composta tra l'altro da un docente universitario e da un dipendente amministrativo che ha provveduto a fornire ad almeno una cinquantina di studenti le risposte esatte dei test nel corso dell'ultima prova di ammissione che si è svolta il 4 e il 5 settembre scorso.
Gli investigatori hanno intercettato nel corso dello svolgimento della prova telefonate e sms, hanno filmato movimenti di persone che riuscivano a fare arrivare le domande dei test ad una vera e propria sala operativa dove i quesiti venivano risolti e inviati per sms o per telefono ai candidati.
L'organizzazione aveva fatto in modo da far iscrivere alla prova per ogni studente almeno una o più persone che lo avrebbero aiutato, ed aveva concordato anche la composizione delle aule.
Questo tentativo, almeno nell'università di Bari, è stato sventato grazie al rettore che, poco prima del concorso, ha deciso di ricollocare gli studenti in aula in base all'età.

FINANZIERI IN AULA, UNO QUASI SUPERA PROVA
Sono stati una ventina i militari della guardia di finanza che si sono mescolati tra i veri studenti durante lo svolgimento della prova di ammissione alla facoltà di Medicina e Odontoiatria dell'Università di Bari che si è svolta il 4 e il 5 settembre scorsi. Uno di loro, un maresciallo, per poco non ha superato il test, «e senza alcun aiuto», ha riferito un suo superiore.
Nel corso dello svolgimento della prova, malgrado gli accorgimenti presi dall'Università per blindare l'esame, studenti sarebbero riusciti a ricevere indicazioni sulle risposte grazie a persone che partecipavano alla prova solo per aiutarli e ai «gruppi di ascolto» che all'esterno ricevevano le domande e facevano arrivare le risposte per sms, o con una telefonata. Per aggirare i controlli le nuove tecnologie sono state sfruttate appieno: gli studenti si erano presentati con due telefonini, uno lo consegnavano all'ingresso, l'altro nascosto in tasche o persino nella biancheria intima consentiva di comunicare con l'esterno attraverso auricolari e altri strumenti con tecnologia 'bluetooth'.

DA ESAMOPOLI AI CONCORSI PILOTATI
Professori, bidelli e impiegati della facoltà di economia che vendono gli esami agli studenti; noti cardiologi nazionali che fanno vincere ai propri collaboratori i concorsi per docenti di cardiologia; professori di medicina interna che danno vita ad un'associazione per delinquere per far vincere i concorsi ai propri favoriti.
Sono i fatti su cui s'indaga in tre soltanto delle indagini più importanti che la procura di Bari ha in corso sull'università di Bari, oltre a quella sui test di ingresso alla facoltà di medicina e odontoiatria delle università di Bari, Ancona e Chieti che oggi è sfociata con sequestri, perquisizioni e la notifica di sette avvisi di garanzia.
L'indagine più nota, e che promette sviluppi, è quella sulla compravendita di esami alla facoltà di economia. I carabinieri del Reparto operativo di Bari hanno anche stilato il tariffario a cui dovevano attenersi gli studenti: 500 euro per gli esami più facili, 2-3.000 per i più difficili e 15.000 euro per acquistare un pacchetto di esami compresa la tesi di laurea.
Secondo i militari, il giro d'affari era vorticoso, circa 50.000 euro in otto mesi). Nell'indagine sono indagate 24 persone: undici per associazione per delinquere finalizzata alla concussione, alla corruzione (anche gli studenti) e alla rivelazione del segreto d'ufficio.

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