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Martedì 26 Settembre 2017 | 23:56

Brindisi - Il deputato & la "squillo"

Una prostituta si sente male dopo una notte di sesso a Roma e l'on. Cosimo Mele (50 anni, Udc, di Carovigno) si "autodenuncia" e annuncia le dimissioni
Cosimo Mele ROMA - Una prostituta "d'alto bordo" - una "squillo" di 30 anni - è stata soccorsa all'hotel Flora di Roma (albergo di lusso all'ingresso di via Veneto) reduce da un "festino" notturno.
Al pronto soccorso dell'ospedale "San Giacomo" è stata curata e dimessa. Alla base del suo malore potrebbe esserci stato un mix di alcol, cocaina e tranquillanti.
Alla Polizia ha dichiarato di aver trascorso la notte nella camera pagata da un parlamentare, con un'altra "collega".

• «Quel parlamentare sono io, ma droga non ne ho vista e la signora mi era stata presentata quella sera a cena da amici».
Cosimo Mele, 50 anni, nato a Carovigno (in provincia di Brindisi) ed in quel collegio elettorale eletto nelle liste dell'Udc, esce allo scoperto «per evitare speculazioni politiche a danno del partito».

Il parlamentare si dichiara quindi come colui che ha trascorso la notte tra venerdì e sabato scorsi in una suite dell'hotel Flora con una signora, o forse due, la quale ha avuto un malore ed è stata portata in ospedale. Sembra che il malore fosse da attribuire all'uso di cocaina ed alcol. A conclusione della vicenda la Polizia non ha riscontrato alcun reato, né denunciato, quindi, alcuno.

«Ho parlato con il mio segretario, gli ho offerto le mie dimissioni se sono necessarie a salvaguardare il partito» ha aggiunto l'on. Cosimo Mele.
Il parlamentare ha sottolineato ripetutamente che l'episodio accaduto è
«assolutamente privato» e che la «cosa più difficile» è stato parlarne con sua moglie.

Al suo primo mandato, negli archivi dell'informazione politica è ricordato per dichiarazioni sulla necessità di difendere «la nostra identità cristiana». È anche cofirmatario della proposta di legge per la pubblicità sull'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari.

«La signora l'ho conosciuta a cena, al ristorante Camponeschi, presentata da amici», dice Mele nella sua ricostruzione della serata allegra che rischia di cambiargli la vita. «No, non sapevo fosse una prostituta», ribadisce più volte, poi ammette di averlo capito «ad un certo punto» e di averle fatto «un regalino» (sulla cifra preferisce sorvolare). L'ha portata in una suite all'hotel Flora, «anche se ho casa a Roma, ho preferito». Hanno passato la serata, sempre secondo il racconto del parlamentare, poi ognuno a nanna in una stanza diversa della suite.
Di cocaina l'onorevole dice non solo di non aver fatto uso, ma nemmeno di averla vista. «Forse ha preso pasticche. Che ne so, io dormivo!». L'on. Mele insiste anche sul fatto che lui era in compagnia di una sola ragazza, la seconda, dice, l'ha chiamata l'altra «a un certo punto», «poi se n'è andata». Non è chiaro a che punto è arrivata e a che punto se n'è andata. Nemmeno se c'era ancora o no quando la prima, chiamiamola Francesca (anche se, galantemente, Mele non vuole farne neppure il nome di battesimo) si è sentita male.
«Non è proprio che stava male - dice Mele -, straparlava... ». Tanto che lui ha chiamato la reception chiedendo un medico, poi ha detto che non serviva, poi ha chiamato di nuovo. Fino a che, alle 8 di mattina, l'ambulanza ha raccolto Francesca e l'ha portata al San Giacomo. Qui lei ha raccontato di pasticche che qualcuno le avrebbe fatto prendere. Così è partito l'accertamento di Polizia ed è venuto fuori il coinvolgimento del parlamentare, la presenza di un'altra ragazza. Quando Francesca si è ripresa, ai poliziotti della Questura ha detto che nessuno l'aveva costretta a fare niente e che anzi, «quel signore» le aveva anche pagato il dovuto per la prestazione. Nessuna denuncia, tutti a casa. Peccato che qualcuno avesse messo una pulce nell'orecchio dei giornalisti.

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