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Lunedì 25 Settembre 2017 | 18:58

Bari - Sgominato il clan che "pregava" Padre Pio

Il Santo fu invocato da Gaetano Capodiferro (clan Rizzo), uno dei 10 arrestati dai Carabinieri (ha ricevuto l'ordine di custodia in cella, dov'era già rinchiuso per l'omicidio del giovane calciatore del "Bari Primavera" Giovanni Montani) affinché gli stessi militari arrestassero tutto il clan Strisciuglio, a loro nemico
Carabinieri BARI - «Padre Pio, aiutali tu i carabinieri... Fagli fare il blitz subito, così vanno in galera tutti e ci lasciano in pace... ». è la preghiera intercettata nel corso delle indagini dai carabinieri del Comando provinciale di Bari che - coordinati dal comandante provinciale, col. Gianfranco Cavallo - hanno smantellato in un'operazione compiuta stamane, con una decina di arresti, il clan emergente del quartiere barese San Girolamo, il clan Rizzo.
La preghiera è del familiare di Gaetano Capodiferro, uno dei destinatari dei provvedimenti restrittivi eseguiti oggi. A Capodiferro l'ordinanza è stata notificata in carcere, dove è detenuto per l'uccisione del giovane calciatore del Bari Primavera Giovanni Montani, compiuta nell'ottobre 2006.
All'epoca della preghiera - nel 2004 - Gaetano Capodiferro era stato costretto a fuggire a New York, dopo aver cercato di ammazzare un esponente dell'allora clan egemone, il clan Strisciuglio, che venne smembrato nell'operazione "Eclissi". Ed è appunto a questa operazione dei carabinieri che il famigliare di Capodiferro fa riferimento nella sua preghiera.
Oltre all'intercettazione della preghiera a Padre Pio, perché aiutasse i carabinieri a smantellare il clan avversario, altra intercettazione significativa fu fatta nell'ambito delle indagini a proposito dell'organizzazione dell'uccisione del leader del clan Rizzo, Francesco Rizzo, che per dare un "segnale forte" avrebbe dovuto essere ucciso proprio davanti al Palazzo di Giustizia di Bari, un lunedì mattina nel pieno del mercato settimanale che prima si svolgeva lì.
L'omicidio sarebbe dovuto avvenire tra la folla, per intimidire e per rendere disagevole, nella grande confusione, il riconoscimento certo dei killer.
I carabinieri, tramite intercettazioni, acquisirono elementi importanti sulla organizzazione dell'omicidio, organizzarono un imponente servizio e riuscirono a fermare quattro presunti componenti del commando omicida, tutti disarmati e vestiti nella stessa maniera, giubbetto nero e jeans.
L'attività preventiva venne così commentata con grande disappunto dal clan Strisciuglio. Uno di loro si lamento dell'intervento degli investigatori, ma poi aggiunse: «Che, deve essere sempre salvato dai carabinieri? Oggi se l'è scansata ma è segnato».
Gli investigatori hanno anche accertato che, essendo il clan costituito per lo più da giovanissimi, venivano anche fatte "lezioni" ai ragazzi sul porto delle armi nel corso delle "spedizioni militari". In una intercettazione, i componenti del clan Rizzo, che si autodefinivano «posseduti dal demonio», dopo aver disquisito sull'opportunità di inserire o no da subito il colpo in canna, concordano nell'affermare che è opportuno esercitarsi. Per farlo bene, però, non basta sparare a lattine o a bottiglie - sottolineano - ma bisogna sparare ai bersagli in movimento: per esercitarsi bene, dunque, non c'è sistema migliore - concludono - che sparare contro i cani randagi nelle zone di campagna.

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