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Sabato 23 Settembre 2017 | 18:20

«Giovanni Pupillo ha ucciso Maria Pia»

Così i giudici della corte d'assise di Bari - presidente Salvatore De Feo - che hanno condannato a 21 anni di galera l'ex fidanzato della ragazza di Gravina assassinata nel '99
BARI - E' stato condannato a 21 anni di reclusione Giovanni Pupillo, il trentenne di Gravina in Puglia imputato dell'omicidio dell'ex fidanzata, Maria Pia Labianca, uccisa il 24 febbraio del 1999 a Gravina. La sentenza di primo grado è stata emessa dai giudici della corte d'assise di Bari, presidente Salvatore De Feo, dopo due giorni di camera di consiglio e dopo sette anni di dibattimento con fasi giudiziarie alterne. I giudici hanno riconosciuto Pupillo colpevole di omicidio volontario, lo hanno interdetto dai pubblici uffici, hanno escluso le aggravanti e riconosciuto le attenuanti generiche e dichiarato il non luogo a procedere per l'occultamento di cadavere. L'imputato sarà sottoposto da oggi a libertà vigilata per tre anni. La corte d'assise non ha riconosciuto la costituzione di parte civile, della famiglia della vittima, per mancata richiesta del risarcimento. L'ergastolo la richiesta formulata nella requisitoria dal sostituto procuratore della repubblica, Gaetano De Bari, mentre l'assoluzione era stata chiesta dal difensore, Francesco Paolo Sisto. Pupillo, libero dal 2002 per scadenza dei termini di custodia cautelare, era stato fermato i primi marzo del '99, alcuni giorni dopo il delitto, e avrebbe rilasciato una confessione poi ritrattata.
LA STUDENTESSA VENNE STRANGOLATA E DENUDATA
Maria Pia Labianca, studentessa di 20 anni di Gravina in Puglia, è stata uccisa il 24 febbraio del 1999, strangolata. Il suo cadavere è stato ritrovato tre giorni dopo in un casolare a qualche chilometro dall'abitato di Gravina da un agricoltore. La ragazza era nuda, pancia in su e con le braccia aperta in segno di croce, circostanza che gli inquirenti ritennero poi il depistaggio per far pensare ad una pista satanica. Sotto il seno fu trovata anche una ferita di coltello mentre le caviglie erano legate da una sciarpa. Una vicenda che colpì molto Gravina e l'opinione pubblica nazionale. Dal giorno dell'omicidio i riflettori furono puntati soprattutto sull'ex fidanzato Giovanni Pupillo, quel ragazzo taciturno che il giorno del funerale di Maria Pia Labianca era sorretto dai suoi familiari mentre lasciava un fiore sulla bara della ragazza gravinese. Quest'ultima studiava psicologia a Padova e nel frattempo aveva allacciato una nuova relazione sentimentale. La svolta nelle indagini si ebbe con l'interrogatorio di Pupillo. Un interrogatorio nel quale Pupillo confessò l'omicidio e fu quindi fermato e rinchiuso in carcere dal 6 marzo 1999. Il 15 marzo Pupillo ritrattò e giustificò la confessione con la pressione subita in un interrogatorio durato quasi un'intera giornata. Per gli inquirenti invece fu Pupillo ad uccidere Maria Pia Labianca al termine di una violenta e gelosa discussione. Gli inquirenti nelle fasi calde dell'indagine ipotizzarono anche l'aiuto di complici per occultare il cadavere della ragazza. Dal momento della ritrattazione Pupillo si è sempre dichiarato innocente.
Ventenne, studentessa di psicologia, amante della danza, bella, Maria Pia Labianca era una ragazza spensierata e da tutti considerata socievole, con grande voglia di vivere, capace di stare al centro dell'attenzione delle amiche. Nei giorni del delitto la vita di Maria Pia venne scandagliata. Lo stesso fu fatto con l'ex fidanzato Giovanni Pupillo che con la svolta delle indagini fu accusato di avere ucciso la studentessa. Pupillo, figlio di commercianti, in questi anni ha iniziato e portato avanti degli studi universitari tentando di stare lontano dal clamore ma la sua storia processuale invece non lo ha mai abbandonato.
UN PROCESSO DURATO 7 ANNI
E' durato oltre sette anni il processo per l'omicidio di Maria Pia Labianca, la studentessa di 20 anni di Gravina in Puglia (Bari), trovata morta nel febbraio del 1999, e che ha visto alla sbarra come unico imputato l'ex fidanzato Giovanni Pupillo. L'allora 23.enne (oggi trentenne) Pupillo fu rinviato a giudizio dal gup di Bari il 28 febbraio 2000, nel periodo durante il quale era già in carcere quale presunto autore dell'omicidio della ragazza (Pupillo è stato in carcere tre anni, fino allo scadere dei termini di custodia cautelare preventiva). Un processo lunghissimo che si è protratto per 80 udienze. E' iniziato nel maggio del 2000 ed ha visto sfilare quasi 200 fra testimoni e periti. L'accusa è stata sostenuta dal pm Gaetano De Bari, la difesa dall'avvocato Francesco Paolo Sisto mentre legale di parte civile della famiglia Labianca è l'avvocato Rino Vendola. Un dibattimento lungo ed articolato nel quale accusa e difesa non si sono mai spostati nemmeno per un millimetro dalle loro posizioni. Processo che si è protratto anche a seguito della richiesta della difesa alla Corte (presieduta dal dottor Antonio De Feo) di ricusare il giudice a latere Francesca La Malfa perchè nel frattempo era stata trasferita presso la Corte d'Appello e la sua applicazione era scaduta. Nello scorso mese di maggio il Consiglio superiore della magistratura ha confermato con decreto la supplenza del giudice a latere della Corte d'Assise di Bari La Malfa. Il processo ha quindi potuto riprendere. Dopo le arringhe finali si è giunti alla sentenza.

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