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Lunedì 25 Settembre 2017 | 04:41

Ladri di corrispondenza

Maxi operazione della Polizia Postale di Bari. Sei le ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari ed oltre una decina di perquisizioni a carico di dipendenti di Poste Italiane spa nel Barese e in provincia di Brindisi, Foggia e Lecce ordinate dal magistrato Marco Dinapoli. Secondo l'accusa, si sarebbero impossessati di denaro, documenti e valori vari contenuti in buste e plichi inviati per posta
BARI - Undici dipendenti delle Poste Italiane Spa avevano organizzato una sorta di «pesca di beneficenza» con le lettere che smistavano. Ovviamente, i beneficiati erano loro. Era alla «pesca» che alcuni trovavano i quattrini per i loro vizietti (fonti investigative parlano di qualche tiro a una canna, qualche tiro di coca, qualche puntata ai cavalli) e per le loro vite («Commissà c'avevo le rate del muto da pagare», si sarebbe giustificato uno). I benefattori, invece, erano gli ignari cittadini. Quelli che avevano spedito un assegno, una banconota, un documento, un gioiellino, in buste affrancate che non sono mai arrivate a destinazione. Come quella signora che non avrà mai il regalo atteso perché uno dei «beneficiati», rubando, rubando, ha rubato pure i punti fedeltà del latte. Eccolo il quadro di squallida umanità svelato dal Compartimento di Polizia Postale e della Comunicazioni «Puglia» di Bari e illustrato questa mattina durante una conferenza stampa che s'è svolta nei locali della Questura del capoluogo pugliese.
Dopo averli tenuti d'occhio per settimane (con «occhi elettronici», telecamere spia piazzate negli uffici e nel Centro Meccanografico Postale da cui viene smistata la posta in entrata e in uscita di tutta la regione Puglia), all'alba di oggi gli agenti sono entrati in azione nelle province di Bari, Brindisi, Foggia e Lecce. Sono state eseguite 6 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari (6 e non 11 perché cinque di loro avrebbero avuto una posizione più marginale) ed oltre una decina di perquisizioni domiciliari e locali a carico dei dipendenti ritenuti infedeli.
Le indagini sono state coordinate dal Procuratore della Repubblica Aggiunto del Tribunale del capoluogo pugliese Marco Dinapoli e condotte dalla Squadra di polizia giudiziaria del Compartimento. Oltre alla collaborazione del Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica di Bari è da segnalare anche quella offerta dall'Ufficio Sicurezza di Poste Italiane.
Fatta eccezione per alcuni casi «particolari» (come quello che - avendo in casa una pistola lanciarazzi modificata - ora è accusato anche di porto abusivo di arma clandestina), i «beneficiati» dovranno rispondere di appropriazione, manomissione e soppressione di corrispondenza continuata e aggravata, oltre che di peculato continuato e aggravato. Infatti, malgrado Poste Italiane sia ormai una Spa e quindi un'azienda privata, per l'universalità del servizio postale, i suoi dipendenti hanno funzioni di pubblici ufficiali.
Prima di concludere, un'ultima chicca: tutti e undici erano persone apparentemente integerrime, incensurati. Alcuni erano sposati e avevano figli. Pare che le mogli siano rimaste scioccate quando hanno aperto la porta agli agenti e alla loro verità. Non avevano alcun sospetto, non potevano immaginare. Chissà, forse pensavano che i loro uomini avessero ricevuto un aumento. Gratifiche per il servizio prestato. Come che vada il loro processo, la serenità dei «beneficiati» è in pezzi. Inoltre, ora rischiano il posto di lavoro.
Marisa Ingrosso

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