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Lunedì 25 Settembre 2017 | 17:11

Sanità - La Politica s'attiva in favore dei militari

Stretti tra la riforma della Difesa (che ne ha fatto, seppure a tempo determinato, dei soldati, assoggettandoli al relativo Sistema sanitario) e quella della Sanità militare, alcuni pare abbiano dovuto pagare di tasca loro per potersi curare, e servire la patria. L'on. Pignataro: «Passa in Commissione una proposta di legge ad hoc»
BARI - «Frustrazione umana e professionale», è questa la sensazione condivisa dai medici di famiglia che hanno contattato la «Gazzetta» all'indomani della pubblicazione dell'inchiesta sui disagi e sui costi sostenuti dai volontari delle Forze Armate in tema di salute. Ragazzi e ragazze avevano denunciato i problemi incontrati quando dovevano sottoporsi a visite mediche o fare le analisi. Stretti tra la riforma della Difesa (che ne ha fatto, seppure a tempo determinato, dei soldati, assoggettandoli quindi al relativo Sistema sanitario) e quella della Sanità militare, alcuni pare abbiano dovuto pagare di tasca loro per potersi curare, e servire la patria.
L'inchiesta ha «stappato» l'indignazione dei loro medici. «Per noi - spiega un "camice bianco" tarantino - quei ragazzi sono innanzitutto, se non esclusivamente, pazienti. E vanno tutelati». Eppoi, aggiunge un anziano medico del Barese, «noi ci siamo affezionati, li abbiamo visti crescere».
Tra gli altri, ha voluto lasciare la sua testimonianza anche un medico «speciale», il dottor on. Rocco Pignataro. Il pugliese la pensa come i suoi colleghi e però, grazie alla sua elezione a deputato, sta lavorando per cambiare le cose.
«Da medico, prima ancora che da parlamentare, ho molto apprezzato l'inchiesta della "Gazzetta" perché questo è un argomento davvero importante. Come medico di famiglia - spiega il vice-capogruppo alla Camera dell'Udeur - ho avuto tanti militari in ferma prefissata tra i miei pazienti e conosco le loro difficoltà. Alcuni casi sono davvero eclatanti, al limite del diritto costituzionale alla salute. Per esempio - aggiunge - capitava che alcuni partissero per esigenze di servizio. Quando tornavano, ovviamente, li visitavo gratis ma poi non potevo prescrivere esami e ricette».
Perché?
«Perché erano fuori dal Sistema sanitario nazionale ed erano sottoposti a quello militare».
Cosa comportava?
«Era un problema enorme per i soldati e si lacerava anche un po' il rapporto fiduciario. Dicevo loro cosa avevano ma dopo, per la prescrizione, dovevano andare al presidio militare. Con l'accorpamento della Sanità militare di cui ha parlato la "Gazzetta", sono successi altri problemi. È vero, alcuni hanno dovuto pagare di tasca loro anche le analisi. È un'ingiustizia. Per questo sostengo la proposta di legge di Alberto Stramaccioni intitolata "Disposizioni in materia di assistenza sanitaria e medico-legale del personale militare"».
Può riassumerne i contenuti?
«In pratica estende l'assistenza del SSN (cioè quello che permette di rivolgersi a noi medici di famiglia e poi essere curati) a tutti i militari, anche a tempo determinato, anche richiamati e allievi d'Accademia, ovunque si trovino in Italia. Come correttamente avete riportato - continua il parlamentare - con questa legge la Sanità militare integrerà quella civile e l'unica esclusività che rimarrà sarà relativa alle prestazioni medico-legali nei confronti del personale in divisa».
A che punto è l'iter?
«La IV Commissione Difesa ha inviato il testo a noi della XII Commissione Affari Sociali per il relativo parere di competenza. Io sono stato relatore in Commissione e proprio oggi (ieri per chi legge; ndr) abbiamo dato parere favorevole, con l'auspicio che venga subito portata in Aula. È una legge giusta e non prevede un aggravio di spese per la comunità. È qualcosa che tutti condividiamo, anche nel centrodestra. Tanto che una proposta analoga venne fatta dal collega Filippo Ascierto di Alleanza Nazionale. Quindi penso che non ci saranno problemi e saneremo questo vulnus».
Marisa Ingrosso

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