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Venerdì 22 Settembre 2017 | 01:17

Eurispes - L'Italia che funziona ed innova riparte dalla Puglia

Tra le 100 realtà di successo selezionate nel secondo rapporto Eurispes sulle eccellenze italiane, la Puglia fa la parte del leone per percentuale di imprese leader • Fara: abbiamo descritto l'Italia che funziona
ROMA - Dalla seconda Brigata Mobile dei Carabinieri alla fabbrica di confetti Pelino; dall'olio Monini al Policlinico Celio; dal pastificio Garofalo alla Polizia Postale e al suo monitoraggio su Internet dei fenomeni di pedofilia.
Sono 100 le realtà di successo d'Italia selezionate nel secondo rapporto Eurispes sulle eccellenze italiane. «Metafore di un paese che funziona - ha detto il presidente dell'Istituto Gian Maria Fara nel corso della presentazione - nonotante le difficoltà del ciclo economico, i ritardi organizzativi e culturali, le pastoie di una burocrazia che disperde spesso energie vitali e fiacca la spinta al cambiamento, comprimendo le occasioni si sviluppo».
Un totale di 100 casi di successo internazionale a cui l'Eurispes ha dedicato un capitolo del suo nuovo volume. Tra queste 75 sono imprese private, di queste il 24% del settore manifatturiero, il 17,3% dei servizi, il 10,7% nel settore dell'agricoltura; il 6,7% nel settore finanziario e un'analoga quota nel settore alimentare. Regione dove si concentra di più l'eccellenza del Paese è la Puglia dove si trovano 9 delle imprese citate, seguita dal Lazio (8), e dalla Campania e Toscana (7 imprese). Ma non mancano casi di successo nel settore pubblico, 25 in tutto di cui 13 nel solo Lazio.

Tra le istituzioni fiore all'occhiello italiano vengono anche citati l'Ospedale Pediatrico del Bambin Gesù di Roma e la Scuola di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, mentre al Sud si distinguono il Museo Archeologico Regionale di Agrigento e la Camera di Commercio, Industria, Artigianato Agricoltura di Potenza.
Quello italiano - spiega l'Eurispes - è un sistema economico costituito da oltre sei milioni di imprese, circa una ogni 10 abitanti, e ciò rende l'Italia un caso unico in Europa.
La maggiore concentrazione di imprese si registra nelle regioni meridionali e nelle Isole (2.024.192 imprese) che rappresentano, da sole, il 33% del totale nazionale, seguite da quelle del Nord-Ovest con il 26,3% (1.607.094 imprese). Le regioni del Centro Italia e del Nord-Est mostrano una distribuzione delle imprese molto simile (rispettivamente 1.256.169 nelle regioni centrali e 1.212.033 in quelle del Nord-Est), con un'incidenza sul totale del 20,6% e del 19,9%.
A guidare la classifica per numero di imprese presenti sul territorio regionale è la Lombardia che fa registrare un valore percentuale del 15,8% con 959.981 imprese, seguita dal Lazio (568.919), dalla Campania (542.802), dal Veneto (509.376) e dalla Sicilia (480.001). Occupano gli ultimi posti della classifica il Molise e la Valle d'Aosta che contano rispettivamente 36.207 e 14.579 imprese.
La distribuzione delle imprese italiane per comparto mostra come un quarto all'incirca di esse si concentri nel settore del commercio all'ingrosso e al dettaglio, dei beni personali e per la casa con quasi 1.600.000 imprese (25,9%). Piuttosto numerose, inoltre, le imprese operanti nel settore dell'agricoltura, della caccia e della silvicoltura (931.221, il 15,3% del totale), delle costruzioni (831.785, il 13,6%) e delle attività manifatturiere (12,2%). Meno diffuse risultano essere le imprese impegnate nella produzione e distribuzione dell'energia elettrica, del gas e dell'acqua (0,1%) con appena 3.704 imprese operanti sul territorio e nell'estrazione di minerali (5.665).
Il livello di competitività del Paese si riflette anche sull'andamento dei prodotti made in Italy che negli ultimi anni ha subìto la competizione dei mercati orientali e dell'Est europeo. L'indicatore più significativo per quanto riguarda il made in Italy è costituito dalle esportazioni. Dall'analisi degli ultimi dati disponibili (riferiti al primo trimestre del 2007), emerge una situazione di evidente ripresa nell'evoluzione delle esportazioni in tutti i settori tipici del made in Italy.
La crescita delle esportazioni registrata nel primo trimestre del 2007, rispetto allo stesso periodo del 2006, è evidente in particolare nel settore dei prodotti petroliferi raffinati (+66,1%), dei metalli (+46,3%), dell'energia elettrica, dell'acqua e del gas (+45,5%).

Pur se in crescita - prosegue l'Eurispes - il settore tessile non mostra una tendenza in forte rialzo (+4,4%). Il settore dei mobili continua a subire la concorrenza dei paesi con una lunga tradizione nella lavorazione del legno (come la Romania e in generale i paesi dell'Europa dell'Est), e il valore registrato nel 1° trimestre del 2007 è sostanzialmente in linea con quello registrato nello stesso trimestre dell'anno precedente (2.134 milioni di euro del 2007 vs. 1.990 milioni del 2006).
Per ciò che riguarda la creazione e la chiusura di imprese, si segnala, nel corso del primo trimestre del 2007, il numero più alto di iscrizioni (142.416) e di cessazioni (156.624) registrato tra il 1998 e il 2007. Nel primo trimestre 2006, invece, le iscrizioni erano state 137.156 a fronte di 137.333 cessazioni. Il quadro generale, indica dunque un tasso di natalità/cessazione che delinea un sistema sostanzialmente in equilibrio.
Chiudono i battenti quelle aziende specializzate in fasi della produzione che basavano la loro strategia produttiva sulla leva del prezzo, per le quali viene meno la convenienza localizzativa in Italia. Le nuove imprese che riescono ad affermarsi sul mercato sono in grado di lavorare nei segmenti della filiera più vicini al consumatore ed a più elevato valore aggiunto, restando pur sempre nel solco dei settori che hanno decretato il successo del made in Italy.
Questo cambiamento nelle strategie d'impresa ha come protagoniste le aziende di medie dimensioni. Esse hanno una maggiore capacità di proiettarsi all'estero e sono caratterizzate da alti livelli di redditività, capacità innovativa e utilizzo di capitale umano qualificato. Queste imprese poggiano su un'immagine ben riconoscibile, ancorata alla cultura e alla tradizione produttiva italiana.
Ciò dimostra - conclude l'Eurispes - che si può essere competitivi anche coltivando l'eccellenza nei settori tradizionali del made in Italy, sapendo innovare nei prodotti, incorporando tecnologia nel processo produttivo, governando le filiere di commercializzazione attraverso idonee politiche di marchio, forti reti di vendita e adeguato sviluppo della logistica. Gli stessi traguardi di eccellenza attraverso l'innovazione devono esser perseguiti, del resto, anche in altri settori strategici per il nostro Paese, come quelli del turismo e della logistica.

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