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Lunedì 25 Settembre 2017 | 17:06

Puglia 1944, russi in divisa Usa e l'ombra di omicidi e vendette

All'indomani della rivelazione dello storico Alegi secondo cui, sul finire della Seconda Guerra, Bari avrebbe ospitato una segreta missione militare dell'Aeronautica sovietica, nuove schegge di verità emergono grazie a studiosi e testimonianze dirette
Lisunov2 sovietico BARI - Russi che indossano divise americane, bombardieri Usa protetti in volo dai caccia sovietici e l'ombra di un corteo funebre che s'allunga sulle facciate fasciste dei palazzi, con gli ufficiali Alleati che si mettono sull'attenti e i comunisti che levano il pugno e cantano l'«Internazionale». Eventi che possono apparire surreali - se li si guarda alla luce di decenni di ringhiosa Guerra Fredda - ma che, secondo fonti illustri, sarebbero accaduti davvero, in Puglia, nel 1944.
Per onore di cronaca va detto che questo viaggio nei meandri della «scomoda alleanza» tra Est e Ovest in armi, ha preso l'avvio quando - all'inizio di questo mese - la «Gazzetta» ha pubblicato la notizia che, nel '44, il capoluogo pugliese fu teatro d'una segreta missione tra anglo-americani e sovietici. L'evento - ancora oggi irripetibile - è stato «dimenticato» dagli Archivi delle Forze Armate italiane e russe, ma sprazzi di verità sono stati ricostruiti grazie a segnalazioni, testimonianze dirette e documenti, giunti in redazione in questi giorni. Ciò che si coglie lascia sgomenti: per quasi un anno, la regione ospitò una comunione bellica tra «pessimi amici». Ai duecento russi segretamente attendati a Bari - la cui presenza è stata svelata grazie al prezioso contributo dello storico Gregory Alegi - bisognerebbe aggiungere quelli che hanno operato a Foggia, Brindisi, Lecce, Lucera, Lesina, San Severo e Tortorella. Complessivamente, sarebbero stati millecinquecento i militari con la Stella Rossa di stanza in Puglia. Dei «russi di Bari» poco o nulla si sa, ma dagli archivi americani emergono curiosi esempi di «familiarità».
«Tanto per incominciare - spiega Nicola Oddati, professore di Storia contemporanea all'Università di Salerno - mi risulta che in Puglia c'erano sovietici in divisa americana. Infatti, con le loro uniformi pesanti, mal sopportavano il nostro caldo. Così gli Alleati diedero le loro divise e quelli ci misero su le insegne russe. Ed è vero che l'Aeronautica sovietica era a Bari-Palese con aerei da trasporto e caccia, per portare rifornimenti alle formazioni Partigiane iugoslave. Però gli uni e gli altri ebbero impieghi non sempre congiunti». «Va detto - continua il cattedratico - che proprio a Bari, gli anglo-americani crearono la Balkan Air Force (BAF) allo scopo di supportare le Special Operations Executive, nei Balcani». La BAF, che fu disciolta nel '45, era una forza multinazionale - come ben spiega la ricerca effettuata dal Maggiore Paul J. Freeman nel 1997 e ancora consultabile on-line sul sito dell'accademia Aeronautica dell'Alabama, www.au.af.mil - e aveva anche il compito di paracadutare agenti in Grecia, Yugoslavia e Albania per «irrobustire» la Resistenza contro i tedeschi. «Mi risulta - continua Nicola Oddati - che a Bari fosse attendato il "Grupa Sokolov" della Vojenno Vozdušnyje Sily, cioè l'Aeronautica Militare Sovietica, composto da 12 velivoli da trasporto. E' certo che venissero scortati dai caccia russi Yak-9, ma pare anche che questi ultimi siano stati impiegati a protezione dei bombardieri B-17 e B-24 americani».
Malgrado questo «affiatamento» operativo, gli storici concordano: la missione barese terminò a fine '44. Ovvero quando ci sarebbe stato ancora bisogno di supporto aereo nei Balcani. E allora perché i russi levarono le tende? Qui il mistero si fa fitto. Zero documenti. C'è però una testimonianza che, se confermata, potrebbe fare la differenza.
Il collaboratore della «Gazzetta», Vito Maurogiovanni, assistette al corteo funebre di cui s'è detto sopra e oggi afferma: «Credo fosse l'autunno del 1944 e fu incredibile per noi baresi. Non avevamo mai visto quella folla che cantava l'"Internazionale" sventolando le bandiere rosse, il pope, e gli ufficiali anglo-americani e russi, tutti assieme. Ci spiegarono che era morto un soldato che era prigioniero. Una storia che mi parve insensata. Come potevano esserci prigionieri russi, a Bari, nel 1944?».
«Soltanto pochi anni fa - prosegue Maurogiovanni - un altro pope mi rivelò che quello non era il feretro di un prigioniero, ma di un soldato sovietico che, assieme a circa 200 commilitoni, era attendato presso l'aeroporto di Bari-Palese e partecipava a una missione segreta. Mi disse che era morto durante una lite coi britannici e che, qualche tempo dopo, i russi si erano vendicati uccidendo l'inglese».
Marisa Ingrosso

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