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Venerdì 22 Settembre 2017 | 10:02

Condannata mamma-infanticida

Giuseppina D'Amato, 42 anni, tornata in carcere, per scontare una condanna definitiva a 9 anni e 4 mesi di reclusione per avere ucciso a Taranto nel 2003 la figlia appena nata
TARANTO - E' tornata in carcere, per scontare una condanna definitiva a 9 anni e 4 mesi di reclusione per avere ucciso a Taranto nel 2003 la figlia appena nata, Giuseppina D'Amato, di 42 anni. Lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha confermato la condanna d'appello emessa nei confronti della donna.
Ad aiutarla nell'infanticidio secondo i giudici ci fu la figlia primogenita, che allora aveva 17 anni e che ha ottenuto il beneficio di un percorso di riabilitazione con psicologi e assistenti sociali.
I fatti risalgono al 21 gennaio del 2003 quando la donna che era vedova, in compagnia della figlia maggiore e di un fratello andò nell'ospedale san Giuseppe Moscati di Taranto con la neonata già morta, raccontando ai medici di avere appena partorito in casa e che la bimba era nata morta. La donna aggiunse anche di non essersi mai accorta di essere incinta e di non sapere chi potesse essere il padre della piccola.
L'autopsia e le indagini dimostrarono che la bimba era morta a causa di due colpi ricevuti in testa dopo la nascita.
In primo grado la donna era stata condannata a 14 anni di reclusione.

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