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Martedì 26 Settembre 2017 | 07:45

«L'economia pugliese ha ripreso a crescere»

Diffusi i dati dell'Ufficio studi della sede della Banca d'Italia di Bari, relativi al 2006. La ripresa è partita dopo tre - quattro anni di sostanziale ristagno. "Tirano" il settore edilizio ed il turismo, sono in contrazione agricoltura ed esportazioni. Fattore di debolezza per molte imprese, la concorrenza dall'estero
Banca d BARI - Dopo tre-quattro anni di sostanziale ristagno, nel 2006 l'economia pugliese è tornata a crescere, e con essa l'occupazione. Ma nonostante questa inversione di tendenza, non è il caso di lasciarsi andare a eccessivi ottimismi, così come non bisogna attardarsi a recriminare sulle cose perdute: occorre invece andare avanti con fiducia per sfruttare le occasioni che si stanno prospettando. È in sintesi quanto emerge dall'analisi sull'andamento dell'economia pugliese nel 2006 secondo lo studio fatto dalla Banca d'Italia di Bari, presentato ai giornalisti stamane e agli operatori e ai rappresentanti delle istituzioni nel pomeriggio.
Alla presentazione alla stampa, alla quale ha partecipato anche il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, erano presenti anche il direttore della filiale barese dell'istituto, Sergio Cagnazzo, il responsabile dell'ufficio studi, Emidio Cocozza, il consigliere di amministrazione Paolo Laterza e i direttori di tutte le altre filiali pugliesi.
È stato Cagnazzo a leggere la relazione, nella quale il dato della crescita dell'economia pugliese affiora da una indagine che Bankitalia ha condotto su un campione di imprese dell'industria con almeno venti addetti: in esse il fatturato è aumentato di circa il 5% in termini reali.
Ma il quadro non è omogeneo: fattori di debolezza permangono soprattutto a causa delle ridotte dimensioni di tante imprese e della loro specializzazione sbilanciata verso settori più esposti alla competizione internazionale. In questo quadro, nell'ultima parte del 2006 e nei primi mesi di quest'anno la tendenza espansiva della domanda e della produzione nell'industria si è arrestata, ma si tratta di segnali che potrebbero essere transitori, tanto che il clima di fiducia delle imprese è tornato a migliorare.
Questi alcuni dati contenuti nella relazione: le esportazioni si sono ridotte, con una tendenza negativa che è proseguita anche nel primo trimestre di quest'anno. Elevato il contributo alla crescita dato dal settore delle costruzioni. Al contrario il settore agricolo ha fatto registrare anche nel 2006 un calo di produzione associato a un calo dei prezzi.
È accelerata la spesa per consumi delle famiglie, così come, in campo turistico, la crescita di arrivi e presenze. E in generale, dopo un triennio anche l'occupazione è tornata a crescere soprattutto nella componente femminile più reattiva - si fa notare nella relazione - agli andamenti del ciclo economico.
Sul fronte del sistema creditizio, nel 2006 il tasso di crescita dei prestiti bancari a residenti in Puglia è ulteriormente aumentato al 14,4 per cento, mantenendosi su livelli superiori a quelli medi nazionali. Nel primo trimestre dell'anno in corso i prestiti sono aumentati del 12,4 per cento, in rallentamento rispetto al 2006. È soprattutto aumentata la mole di finanziamenti alle imprese, e questo è un dato che conferma la ripresa economica, e anche i prestiti alle famiglie hanno continuato a crescere a ritmi elevati.
Insomma un quadro incoraggiante, che va tuttavia letto con attenzione. Cocozza ha infatti rilevato che se da un lato, sulla base di rilevazioni fatte nel maggio scorso, in Puglia si registra una crescita dell'1,7 per cento, la più alta dall'inizio di questo decennio, dall'altro è anche vero che questo tasso di incremento rimane sempre più basso di quello nazionale. Ne deriva che, anche se in crescita, «l'economia pugliese non riesce a reggere l'andamento dell'economia nazionale».
«Anche i processi di ristrutturazione - ha evidenziato il responsabile dell'ufficio studi di Bankitalia Bari - mostrano che ci sono segmenti che ancora soffrono la concorrenza dei mercati internazionali (nella misura del 20% in generale, del 50% nel settore moda)». Quindi il processo di ristrutturazione non è stato ancora portato a compimento; «non è ancora passata la nuttata», ha detto Cocozza parafrasando Eduardo De Filippo. Le esportazioni continuano a perdere e anche al netto della siderurgia il tasso regionale è più basso di quello nazionale.
Ma fiducia si impone, perché i segnali positivi ci sono e sono «importanti». Lo dimostra anche il tasso di credito alle imprese che è il più elevato nell'ultimo decennio; soprattutto il credito erogato dalle grandi banche (che occupano l'80% dell'intera offerta regionale) alle grandi imprese; così come è cresciuto il finanziamento alle famiglie per il credito al consumo.
Insomma - ha detto Cagnazzo - non bisogna farsi prendere da eccessi di ottimismo, ma la situazione consente di continuare a guardare al futuro con fiducia.

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