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Martedì 19 Settembre 2017 | 19:18

Bari - Alla Natuzzi 3 ore di sciopero

La forma di protesta è stata indetta dai sindacati Cgil, Cisl e Uil per mercoledì 13 giugno, dopo la rottura delle trattative sull'avvio della cassa integrazione per 2mila lavoratori
Natuzzi BARI - Tre ore di sciopero il 13 giugno prossimo alla Natuzzi: è la decisione dei sindacati di categoria Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil dopo la rottura delle trattative sull'avvio, a partire proprio da mercoledì prossimo, della cassa integrazione ad orario ridotto (da otto a cinque ore) per 2.000 lavoratori.
«Nell'incontro di oggi in Confindustria - ha detto il segretario generale della Filca-Cisl di Bari, Emilio Di Conza - abbiamo riscontrato la mancanza di volontà, da parte dei vertici della Natuzzi, di raggiungere un accordo per limitare i danni derivanti dall'applicazione della cassa integrazione. La decisione unilaterale dell'azienda di partire già da mercoledì con la riduzione dell'orario di lavoro, ci costringe a proclamare per mercoledì stesso uno sciopero di tre ore per il turno iniziale e di altre tre ore per il secondo turno».
Ad indispettire i sindacati - è detto in una nota della Filca - il rifiuto, da parte dell'azienda, di distribuire diversamente la riduzione dell'orario di lavoro. «Spalmare la Cig su 2.000 lavoratori e su tutti i giorni di produzione, con una riduzione di tre ore dell'attività - ha proseguito Di Conza - va decisamente contro gli interessi dei lavoratori, che a parità di spesa per raggiungere l'azienda vedranno ridotto in modo significativo lo stipendio e che si vedranno così negare anche la pausa aziendale. Noi avevamo chiesto, invece, di organizzare la Cig su base settimanale o mensile, proposta bocciata inspiegabilmente dai vertici del gruppo. Inoltre, abbiamo chiesto, invano, che durante la chiusura di agosto, prevista per tre settimane, ci fosse la copertura dell'azienda, attraverso la cassa integrazione, per tutti quei lavoratori privi di ferie. Si sta verificando, infatti, la seguente situazione: la maggior parte dei lavoratori si trova in negativo con le ferie maturate, con il rischio, in caso di mobilità, di dover restituire somme di denaro attraverso trattenute sul Tfr. Davvero una beffa».

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