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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 11:31

Esclusivo - Puglia base militare dell'aeronautica sovietica

Durante la Seconda Guerra la regione ha ospitato un segreto esperimento di collaborazione militare, operativa, tra anglo-americani e russi. C'erano circa 200 «stelle rosse» e 24 aerei. Lo rivela lo storico Gregory Alegi e lo confermano fonti della Chiesa Russa di Bari (recentemente donata al presidente Vladimir Putin)
Lisunov2 sovietico BARI - Durante la Seconda Guerra, la Puglia «liberata» ha ospitato un segreto esperimento di collaborazione militare, operativa, tra anglo-americani e russi. Era noto, infatti, che a Bari vi fosse una centrale informativa moscovita, ma nessuno sapeva che squadre aeree sovietiche (da trasporto e anche caccia) decollavano dal Barese e che decine di militari con la «stella rossa» operavano, lontani da occhi indiscreti, in un'area situata a pochi chilometri dal capoluogo di regione. A svelarlo è Gregory Alegi, docente di Storia dell'Aeronautica all'Accademia Aeronautica di Pozzuoli. «Si era nella seconda metà del 1944 - dice lo specialista - e la lotta di liberazione jugoslava aveva bisogno di armi e rifornimenti. Un po' tutti si prestano a rifornirli e, oltre agli italiani e agli inglesi, si in seriscono i russi, che avevano anche convergenti interessi strategici». Come ricorderete, poco prima dell'alba del 22 giugno 1941, quattro milioni di soldati tedeschi sfondarono i confini dell'Unione Sovietica. Andava così in frantumi l'accordo di non-aggressione tra la Germania nazista e l'Unione Sovietica (il patto Molotov-Ribbentrop) e s'apriva il fronte orientale della Seconda Guerra Mondiale, il più sanguinoso dell'intero con flitto.
Ben presto, assumerà importanza strategica il controllo dello scenario balcanico che - a maggior ragione - assorbirà le attenzioni dei russi, in quanto area di confine. Ed è proprio in questo quadro che si inserisce la presenza militare russa in Puglia. «Questa forza aerea sovietica - dice Alegi - poteva contare sul gruppo di trasporti, composto da dodici aeroplani bimotori "Lisunov2", cioè la versione russa del famoso "Dakota" americano, e da altrettanti caccia "Yak9" che li scortavano. A spanne, tra piloti, tecnici e commissari politici, direi che saranno state 200 persone». «Evidentemente - continua lo storico aeronautico - la loro presenza creava problemi da entrambe le parti». Gli anglo-americani guardavano con sospetto ai comunisti in armi, nonché ex-alleati dell'odiato Adolf Hitler. «E, dal canto loro, i russi - chiarisce l'esperto - non hanno mai visto di buon occhio l'interscambio di personale e non volevano assolutamente che fraternizzassero. Per cui, di fatto, i militari non vivevano in mezzo alla popolazione ma erano "attendati in aeroporto", nei pressi di Bari». Certo è che i sovietici ebbero l'assenso degli Usa, della Gran Bretagna e, forse, anche dei «poteri forti» d'Italia. Come sostiene una parte degli analisti storico-politici, Russia e Casa Savoia avrebbero avuto contatti consolidati e riservati sin dall'800. E, nel '43, sia la monarchia, sia i sicuri vincitori della guerra (Winston Churchill e Stalin) benedirono la nomina di Pietro Badoglio a successore di Mussolini. A conferma di ciò, si potrebbe citare il saluto di Stalin a Palmiro Togliatti, mentre questi si accingeva a lasciare Mosca per sbarcare in Italia: «Salutami Badoglio». Dichiarazione che avrebbe sorpreso lo stesso Togliatti ma che, dopo pochi mesi, avrebbe assunto un suo «robusto» significato giacché proprio il «Migliore» fu l'artefice della cosiddetta «svolta» di Salerno. Con essa - era l'aprile del '44 - il Partito Comunista rinunciò, a sorpresa, alla pregiudiziale antimonarchia che era stata il suo punto fermo negli anni dell'opposizione al fascismo.
Prodi e Putin nella Chiesa Russa di Bari Nei fatti, però, quelle duecento «stelle rosse» attendate in Puglia erano un cruccio. Che abbiano o meno ricevuto un ordine in tal senso, i militari fecero in modo di passare inosservati e non intrattennero rapporti ne con la popolazione, ne con la locale comunità russa. Come hanno confermato fonti della chiesetta di San Nicola (recentemente donata dal Comune di Bari al numero uno del Cremlino, Vladimir Putin): «Nei nostri archivi non c'è traccia. Non sono mai venuti qui. Non hanno mai partecipato alle nostre funzioni religiose. Nessuno ha officiato cerimonie presso di loro. Però, due anni fa, del tutto casualmente, abbiamo appreso della loro missione in Puglia. Sappiamo che si trovavano in una zona dell'aeroporto di Palese». Informazioni scarne, come si vede, ma non sorprende poiché tutta questa vicenda è stata accuratamente «dimenticata». Anche dalle memorie istituzionali dei Paesi protagonisti. «Negli archivi della nostra Aeronautica - spiega Gregory Alegi - non vengono mai citati. Si parla di tutto, perfino delle partite a pallone e degli scambi culinari con gli anglo-americani, ma dei russi non si ricorda nessuno». «Erano anni strani - continua l'esperto - per esempio c'è un certo numero di piloti italiani che hanno combattuto con la "stella rossa" in Jugoslavia. Uno, Luigi Rugi, è un eroe jugoslavo, qui completamente dimenticato». Anche il Cremlino pare abbia voluto obliare. Infatti lo studioso afferma: «La "Storia ufficiale della Aeronautica militare sovietica nella II Guerra Mondiale", nella traduzione inglese del 1973, che è in mio possesso, non cita mai la missione pugliese». «Di questa vicenda resta traccia soltanto grazie a fonti anglo-americane. E - spiega Alegi - faccio riferimento alla Storia ufficiale dell'Usaf e della Raf in sette volumi, "The Army Airforces in II World War", curata da W.F. Craven e J.L. Cate ed edito dalla University of Chicago Press».
Quanto ai compiti di questa forza aeronautica sovietica, benché Bari fosse sotto il comando inglese, lo storico ritiene che essa «si coordinasse coi britannici» ma tende a escludere che da questi «prendesse ordini». «Probabilmente - dice - i russi si alzavano in volo, andavano e sganciavano. E c'erano i caccia perché in quel periodo le forze tedesche erano ancora efficienti e pericolose». «La Puglia, per la sua posizione, era strategica perché allora gli aerei non avevano l'autonomia di volo che hanno oggi. Si pensi - spiega Alegi - che i "Lisunov2" avevano velocità massima di 280 km/h e autonomia di 2.500 Km. Diciamo che potevano arrivare fino a 4 ore da Bari. Mentre gli "Yak9" arrivavano a 600 km/h e avevano 1.400 km di autonomia. Quindi, probabilmente, si fermavano a 600 km da Bari».
Secondo l'esperto di Storia Aeronautica, la presenza sovietica in Puglia si sarà protratta «per qualche mese». Per il resto, questa faccenda è stata spazzata via. Forse anche la granitica passione documentaristica, tipica d'ogni Forza Armata e ad ogni latitudine, s'è arresa alla risacca del tempo o, forse, alle alte ondate della Guerra Fredda. E' però patrimonio condiviso della storiografia mondiale - e se ne deve tener memoria - che le perdite che l'Armata Rossa inflisse alle forze tedesche (e in particolar modo a quelle terrestri, Wehrmacht e Waffen-SS) hanno cambiato il corso degli eventi e offerto un contributo determinante per la disfatta di Hitler.
Per questioni di fuso orario, per Mosca la guerra finì il 9 maggio 1945, e non l'8, con la resa incondizionata del Terzo Reich, dopo la Battaglia di Berlino. E' festa nazionale, è il Giorno della Vittoria.
Marisa Ingrosso

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