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Giovedì 21 Settembre 2017 | 14:05

Un anno senza Ciccio e Tore

Resta fitto il mistero sulla scomparsa di Francesco e Salvatore Pappalardi: dei fratellini di Gravina in Puglia (Bari), scomparsi da casa dal 5 giugno 2006. Ma ancora oggi la procura di Bari non è in grado neppure di dire con certezza se siano vivi o morti, nè tanto meno chi e perchè li ha sequestrati e, forse, uccisi
GRAVINA IN PUGLIA (BARI) - Dopo un anno di accertamenti convulsi, sulla scomparsa di Francesco e Salvatore Pappalardi il mistero resta fitto: dei fratellini di Gravina in Puglia (Bari), dal 5 giugno 2006 continua a non esserci alcuna traccia e, ancora oggi, la procura di Bari non è in grado neppure di dire con certezza se siano vivi o morti, nè tanto meno chi e perchè li ha sequestrati e, forse, uccisi. Nel fascicolo d'indagine - ammettono fonti vicine all'inchiesta - non vi è alcuna prova (ma solo qualche indizio) che possa essere stato il papà, Filippo Pappalardi, ad aver sequestrato i due ragazzini di 14 e 12 anni. Ma, pur ipotizzando che sia stato il padre, unica persona indagata per sequestro di persona, gli investigatori ammettono non solo che a carico dell'uomo non è stata trovata neppure "una traccia del presunto delitto commesso", ma anche che sul movente del gesto c'è "un buco nero". Nessuno, infatti, è in grado di dire perchè il genitore, che solo una ventina di giorni prima della scomparsa dei due figli ne aveva ottenuto l'affidamento dal tribunale per i minorenni, avrebbe dovuto sbarazzarsi dei ragazzini avuti dall'ex moglie, Rosa Carlucci, che è la sua accusatrice più accanita.
In mancanza di elementi concreti, nell'interrogatorio-fiume del 22 maggio scorso, i magistrati hanno contestato a Filippo Pappalardi di aver fornito, già poche ore dopo la scomparsa dei suoi figlioli (quando cioè Pappalardi non era indagato e godeva della fiducia che si dà a un papà), indicazioni fuorvianti sul luogo della scomparsa dei due ragazzini. Avrebbe - secondo l'accusa - alimentato la cosiddetta "pista romena", cioè che i figli sarebbero stati portati in Romania da persone vicine all'ex moglie. Tutte falsità, secondo la polizia. Perchè nell'agosto 2006 un coetaneo di Ciccio e Tore rivelò che la sera della scomparsa (alle 21.30) vide i due fratellini salire sulla Lancia Dedra blu guidata dal loro papà e subì da Pappalardi un rimprovero per aver bagnato i figli con una pistola ad acqua. Il baby-testimone raccontò di aver salutato Ciccio e Tore in piazza Quattro Fontane. Dopo la testimonianza-chiave gli accertamenti,inevitabilmente, si sono concentrati su Pappalardi che nell'agosto 2006 è finito nel registro degli indagati e su di lui sono stati compiuti tutti gli accertamenti immaginabili: un georadar ha scandagliato le sue campagne alla ricerca dei cadaveri dei ragazzini, con il luminol è stata passata al setaccio la sua casa e la sua autovettura alla ricerca di tracce di sangue che non sono state trovate. Nonostante l'enorme sforzo degli agenti della squadra mobile, su Pappalardi non sono stati raccolti indizi nè gravi, nè precisi.
Domani sera "Ciccio" e "Tore" saranno ricordati in una messa in piazza Cattedrale, a poca distanza dal luogo della scomparsa. Ci sarà il loro papà ma non la loro mamma, che pregherà per tutto il giorno in una chiesa del brindisino, dove ora vive. Il vescovo di Gravina, mons.Mario Paciello, consapevole dello stato delle indagini, invocherà "lo Spirito Santo" affinchè "illumini gli investigatori" per far loro scoprire la verità su questo tragico, inestricabile fatto di cronaca.

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