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Venerdì 22 Settembre 2017 | 08:28

Infermiera avrebbe ucciso il marito

Per la donna di Taurisano (Lecce) è stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La vicenda risale al 30 maggio 2006. La vittima, Ettore Attanasio, fu uccisa con eroina
LECCE - Avrebbe ucciso il marito con una dose letale di eroina e avrebbe simulato un malore della vittima: è l'accusa nei confronti di Lucia Bartolomeo, infermiera di 32 anni, di Taurisano, in provincia di Lecce, che è stata arrestata stamane da agenti della Squadra Mobile della Questura del capoluogo salentino e del Commissariato di Taurisano in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale. La vicenda risale al 30 maggio 2006. La vittima, Ettore Attanasio, fabbro, all'epoca della morte aveva 36 anni, e, secondo quanto accertato dalle testimonianze e dalle indagini, godeva di buona salute e non avrebbe mai fatto uso di sostanze stupefacenti.

La mattina del 30 maggio gli operatori del 118, giunti nell'abitazione della coppia intorno alle 5,45, constatarono il decesso dell'uomo. Il medico attribuì la morte ad arresto cardiocircolatorio per cause naturali: in pratica un infarto. Subito dopo però la Polizia ricevette le prime informazioni su una relazione extraconiugale che la donna portava avanti da qualche tempo. E decise di riesumare il cadavere del marito. La Squadra Mobile aprì un'indagine a suo carico, avvalendosi anche di mezzi tecnici grazie ai quali vennero raccolti alcuni elementi di colpevolezza. Innanzitutto, mediante la testimonianza di amici e familiari, si giunse ad accertare che la vittima non soffriva di patologie particolari. Godeva, invece, di ottima salute contrariamente a quanto riferito agli inquirenti dalla moglie e dall'amante di quest'ultima. Il cadavere fu sottoposto ad autopsia. Vennero compiuti esami chimici sui reperti organici grazie ai quali si è accertato che l'uomo prima di morire aveva mangiato e poi assunto una dose letale di eroina. Nel rene, nel fegato e nella cistifellea sono state trovate tracce di morfina, codeina e monoacetilmorfina.

La donna, dopo la morte del marito, avrebbe riferito ai colleghi di lavoro che l'uomo soffriva di una grave malattia e che nel giro di qualche settimana avrebbe dovuto sottoporsi a visite mediche più approfondite. Nel corso delle indagini è emerso che Attanasio era un lavoratore integerrimo e che non aveva mai fatto uso di droghe, come confermato da amici e colleghi. Esami tossicologici disposti dal magistrato hanno accertato che l'uomo non avrebbe assunto droghe nella settimana precedente. Ciò ha tolto ogni dubbio sul fatto che potesse essere un tossicodipendente. Nel frattempo le indagini su alcuni sms mandati dalla donna all'amante alcuni giorni prima della morte, in cui spiegava che forse era meglio non vedersi di persona, hanno tolto ogni dubbio sull'esistenza effettiva di una relazione extraconiugale. Infine sempre dagli sms è emerso che la donna poco prima della morte del marito, aggiornava l'amante affermando prima che si trattava di "una questione di ore" e, sulle condizioni della vittima, scriveva che era in stato di coma e che veniva alimentato con delle flebo. Elementi che hanno rafforzato la convinzione negli inquirenti che l'amante non sarebbe complice del disegno ordito dalla donna, nè dell'attuazione del progetto. Quest'ultima deve rispondere di omicidio premeditato.

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