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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 22:14

Castellaneta - Azoto invece di ossigeno. «Atto colposo»

Forse un errato montaggio fra tubi di collegamento dei gas medicali collegati agli impianti con cui operano i medici potrebbe essere la causa del decesso per Cosima Ancona, deceduta nell'Unità di terapia intensiva • Ispezione alla ditta che ha curato l'impianto di diffusione dell'ossigeno • La nipote dell'ultima vittima: «mia zia era tranquilla»
• Vendola: «voglio la verità a 360°» • Bari: nessun caso di malasanità
Castellaneta - Azoto invece di ossigeno. «Atto colposo»
Ospedale di Castellaneta BARI - Credevano di somministrare ossigeno a una paziente in terapia intensiva e invece dall'erogatore usciva protossido di azoto, un pericoloso anestetico. La paziente muore poco dopo. È successo ieri all'Unità di Terapia Intensiva Coronarica di Castellaneta, in provincia di Taranto dando il via a quello che potrebbe rivelarsi uno dei più gravi casi di malasanità degli ultimi anni in Italia. Infatti sono ben otto i pazienti morti nel giro di una decina di giorni nella struttura sanitaria, per altro di recentissima realizzazione, essendo stata inaugurata soltanto il 20 aprile scorso.
Un'indagine della magistratura, i sigilli agli impianti, una commissione d'indagine predisposta dall'Assessorato alla Sanità della Regione Puglia, lo sgomento del Governatore Nichi Vendola e poi le preoccupazioni manifestate dallo stesso Presidente del Consiglio Romano Prodi e della Ministra della Salute Livia Turco hanno segnato il caso nella giornata di oggi.

Il direttore generale dell'Ausl tarantina, Marco Urago, parla stasera di «atto colposo» per la vicenda che ha portato alle morti nell'ospedale di Castellaneta. Ne parla con i giornalisti in dichiarazioni successive a quelle nelle quali si era espresso per un «atto doloso» e aveva anche fornito spiegazioni sulla sua opinione, parlando di una «saldatura strana».
Anche nella nuova definizione dell'accaduto, tuttavia, Urago sottolinea di avere «perplessità»: «Continuo a rimanere perplesso - dice - sull'anomalia tecnica riscontrata nell'impianto che avrebbe dovuto erogare ossigeno e invece ha erogato protossido di azoto».
A proposito della Ausl tarantina, Urago ricorda anche che «in passato questa Ausl ha avuto diverse vicissitudini giudiziarie sia riguardo agli appalti che ai suoi bilanci, tanto che alcuni dirigenti sono stati anche arrestati».

Forse un errato montaggio fra tubi di collegamento dei gas medicali collegati agli impianti con cui operano i medici potrebbe essere la causa del decesso per Cosima Ancona, la paziente di 73 anni deceduta ieri.
«Non aveva cardiopatie importanti - dicono i medici che l'hanno curata all'UTIC di Castellaneta - ed era stata preparata per una terapia che prevedeva un'anestesia di breve durata, indotta con perizia dall'anestesista. In questo caso si ventila il paziente con l'ossigeno per aiutarla, ma abbiamo notato che le condizioni peggioravano. La paziente è stata subito intubata e ventilata ma ci si è resi conto che non entrava ossigeno ma protossido di azoto e questo noi non lo sapevamo» . La donna è morta nella serata di ieri.
E' stata dunque la lieve patologia della donna a insospettire finalmente i medici, ma altri sette casi di decesso si sono registrati all'UTIC negli ultimi dieci giorni. Ma per pazienti che, secondo i medici «erano tutti affetti da gravi patologie e facevano uso discontinuo della iperventilazione con ossigeno».
Ossigeno o protossido di azoto, come per la sfortunata signora Ancona? Questo è uno dei quesiti che le inchieste devono accertare.

Alla Regione Puglia per tutta la notte il Presidente Vendola e l'assessore alla Sanità Alberto Tedesco hanno seguito gli sviluppi della prima indagine interna, immediatamente avviata dal direttore della ASL di Taranto Marco Urago. E' proprio dalla sua prima relazione, una pagina scritta a mano e illustrata oggi ai giornalisti da Tedesco che si evince: «la presenza di protossido di azoto all'interno dei circuiti gas medicali, causata da un errato collegamento in fase di esecuzione dell'impianto dalla linea di ossigeno , a quella di distribuzione del protossido di azoto utilizzata dai reparti, anziché sulla linea principale di distribuzione dell'ossigeno». Lo stesso Urago afferma in mattinata nel corso di interviste, che i medici e gli infermieri dell''UTIC di Castellaneta non avrebbero responsabilità per le morti sospette di queste ultime settimane. Due di esse solamente ieri e almeno per una è certo che la morte è dovuta ad una inversione dei gas medicali: azoto invece di ossigeno.
Urago, insieme a tecnici e a medici della struttura sanitaria di Castellaneta, considerata modernissima, ha seguito il tracciato dei tubi dell'impianto partendo dai letti dei pazienti. Sarebbe cosi stato rinvenuto «un raccordo a forma di T agganciato al tubo dell'ossigeno da cui potrebbe essere partito l'inserimento di protossido di azoto nell'impianto». È scritto nella relazione. Come è noto agli esperti e agli addetti ai lavori i tubi dell'ossigeno e del protossido hanno un colore e una grandezza diverse.

A realizzare l'impianto è stata l'azienda Ossitalia con sede a Modugno (Ba). Dalle prime carte in possesso dell'assessore Tedesco, il collaudo da parte dell'azienda risulta effettuato a dicembre del 2004, mentre la documentazione viene inviata in data 31 marzo 2005. Nulla ancora si sa, invece, della successiva fase di collaudo che, per prassi, deve essere effettuata da una commissione nominata dall'ente appaltante, in questo caso la ASL di Taranto.

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