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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 02:17

CC nei cantieri edili «mannari»

Operazione dei carabinieri in Puglia per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza. Decine i lavoratori assunti a «nero». Nel Tarantino la situazione più grave: erano in costruzione villette a schiera, per un valore di oltre 3 milioni, e gli operai erano esposti a tali rischi che i militari si son visti costretti a sequestrare l'intero cantiere. Nel Brindisino, elevate sanzioni per oltre 163mila euro. Nel Leccese, 5 gli imprenditori denunciati
Carabinieri TARANTO - Sono stati una ventina i luoghi di lavoro, tra cantieri edili ed altre aziende, controllati nel territorio negli ultimi giorni dai carabinieri della Compagnia di Taranto, su disposizione del Comando Interregionale 'Ogaden' di Napoli e in collaborazione con i colleghi del Nucleo Ispettorato del Lavoro e la Direzione Provinciale del Lavoro, nell'ambito di una campagna per il rispetto delle norme di sicurezza. Sono state verificate le condizioni di lavoro e la regolarità delle assunzioni di alcune decine di lavoratori, 7 dei quali sono risultati assunti in modo irregolare. Sono state accertate 57 infrazioni di natura amministrativa e 36 illeciti penali. Denunciati alla Procura della Repubblica di Taranto 8 imprenditori. Applicate sanzioni amministrative di tipo pecuniario per un valore di quasi 50 mila euro. La situazione più grave è stata riscontrata in un cantiere edile di località San Vito, relativo alla costruzione di due complessi di villette a schiera, in tutto dodici unità abitative, per un valore complessivo di mercato di 3 milioni e 600 mila euro. L'intero cantiere è stato sequestrato, poichè al suo interno, i militari della Compagnia di Taranto e del Nil e gli ispettori della Direzione Provinciale del Lavoro hanno riscontrato numerose e gravissime situazioni di concreto rischio per quanti vi lavoravano. Due imprenditori sono stati denunciati, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica. Si tratta di C.F., 46 anni, nato nel Lussemburgo e residente a Martina Franca, amministratore della società titolare dell'appalto e di R.C., 32 anni, nato e residente ad Andria, rappresentante legale di una ditta subappaltatrice. I due dovranno rispondere di numerose violazioni a carattere penale previste dalle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni edili.
Fra le più gravi situazioni di rischio è stato fra l'altro accertato che le pareti in materiale sabbioso del profondo scavo in cui vengono realizzate le fondamenta degli edifici erano del tutto prive dei necessari contrafforti di contenimento. Ciò creava una possibilità di cedimento e quindi un gravissimo pericolo per i lavoratori che si trovavano all'interno del fossato. Sia il fossato che le alte impalcature erano in molti casi del tutto privi dei parapetti di protezione con conseguente grave rischio di caduta nel vuoto. Fra le pareti del fossato ed il corpo della costruzione edificata erano collocate delle pericolosissime passerelle costituite da semplici assi di legno, prive di ogni sicurezza, che gli operai dovevano utilizzare per dei veri e propri passaggi sul vuoto. Molti dei ponteggi presenti nel cantiere risultavano allestiti in modo precario, privi dei previsti elementi strutturali di consolidamento, contenimento e protezione dalle cadute ed erano pericolosamente distanti dalla costruzione. La distanza dovrebbe essere di non più di 20 centimetri. C'era il rischio grave di caduta nel vuoto. Inoltre in più punti, nei solai, erano presenti pericolose aperture, prive di qualsiasi protezione o altra precauzione finalizzata ad eliminare il pericolo di caduta. In diverse zone del cantiere erano presenti allacci elettrici non conformi alle norme. I fili dell'elettricità erano incautamente adagiati sul terreno, spesso a breve distanza da pozze d'acqua piovana. In alcuni casi, alcune centraline elettriche improvvisate erano addirittura appese con precari ganci metallici, alla struttura metallica dei ponteggi, determinando in tal modo una situazione di estremo pericolo. Si calcola che in media, i costi da sostenere per garantire le necessarie condizioni di sicurezza previste dalla Legge incidono per circa il 2% del costo complessivo delle opere. In questo caso, secondo un calcolo effettuato dagli inquirenti, si può quindi considerare che l'illecito profitto conseguito dagli imprenditori denunziati, a costo dei gravissimi rischi cui hanno esposto gli operai, ammonta a circa 30.000 euro.

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