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Lunedì 25 Settembre 2017 | 01:11

Preso latitante della Mafia del Gargano

Antonio Placido Di Summa, 43 anni, è stato arrestato ad Amsterdam da finanzieri del Gico del Comando provinciale di Bari, in collaborazione con l'Interpol e le autorità olandesi
BARI - Un latitante di spicco della cosiddetta Mafia del Gargano è stato arrestato ad Amsterdam da finanzieri del Gruppo Investigazioni Criminalità Organizzata (Gico) del Comando provinciale di Bari, in collaborazione con l'Interpol e le autorità olandesi. Si tratta di Antonio Placido Di Summa, 43 anni, di Poggio Imperiale, in provincia di Foggia, ritenuto dagli inquirenti capo della batteria «D'Aloia Di Summa», attivo nei comuni di Torremaggiore, Lesina, Apricena e Poggio Imperiale. Le indagini sono state disposte dal sostituto procuratore della Repubblica della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari Domenico Seccia. Le indagini e le ricerche, effettuate dal Gico della Polizia Tributaria, erano state avviate nei mesi scorsi. Nei suoi confronti sono state emesse 5 diverse sentenze di condanna, tutte divenute irrevocabili ed emesse tra il 2001 ed il
2003, dalla Corte d'Assise e dalla Corte d'Appello di Bari, dal Pretore di Larino, dal Tribunale di Lucera, per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, furto aggravato e violazione degli obblighi delle misure di prevenzione.
Tutte le sentenze sono confluite in un provvedimento di cumulo pena emesso dalla Procura Generale della Corte d'Appello di Bari il 18 ottobre del 2006, con il quale, alla luce anche dell'indulto, la pena nei confronti di Di Summa è stata rideterminata in 5 anni, 10 mesi e 14 giorni di reclusione, e 11 mesi di arresto. Lo stesso Di Summa è stato, inoltre, destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare emessa nel 2004 dal gip del Tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti nell'ambito dell'Operazione «Quasimodo». E' emerso che Di Summa aveva trasferito i propri interessi ad Amsterdam, dove gestiva un rinomato ristorante, pubblicizzato con tanto di sito internet. Un dato venuto alla luce dalla disamina di alcune operazioni finanziarie effettuate dalla moglie del latitante, Anna Malgorzata Szczepaniak, di origine polacca, grazie alle quali i finanzieri sono riusciti a ricostruire i movimenti del nucleo familiare del latitante, a partire dal 2003. All'epoca venivano registrati, inoltre, numerosi viaggi aerei sulla tratta Napoli-Amsterdam Schiphol (lo scalo olandese), effettuati dalla moglie del latitante e dai suoi figli. Alla luce delle prime acquisizioni investigative l'Autorità Giudiziaria ha disposto l'emissione di 6 mandati d'arresto europei per consentire, nei suoi confronti, l'estensione delle misure restrittive della libertà personale in area Schengen ed il rintraccio ai fini dell'estradizione.
La collaborazione tra la Guardia di Finanza e l'Interpol ha consentito di individuare con esattezza sia il ristorante che l'abitazione di Di Summa. E così sono state approntate due squadre operative, una per l'osservazione e l'altra per la cattura materiale del latitante. L'operazione è stata fulminea. Il latitante non ha opposto alcuna resistenza, anche perchè si riteneva, in un certo senso, al sicuro. Con sè aveva un documento risultato rubato che Di Summa ha esibito nella speranza di puntare sullo sbaglio di persona. Tuttavia le prove sulla sua identità non hanno lasciato dubbi sul soggetto fermato. All'attività, coordinata dal Gico, hanno collaborato la polizia e la magistratura olandesi. Di Summa scortato dall'Interpol è stato estradato in Italia, dove al suo arrivo i finanzieri del Gico hanno dato esecuzione a tutti i provvedimenti nei suoi confronti. Il ruolo di primo piano assunto da Antonio Di Summa nel panorama delle organizzazioni criminali della provincia di Foggia era emerso nel corso della seconda metà degli anni 90, quando la sua figura si era distinta anche per una serie di estorsioni avvenute in particolare nel periodo 1998/2000 ai danni di una ditta che si occupava della installazione di apparecchiature per giochi elettronici, attività per la quale il titolare della ditta era stato costretto a pagare quote anche di due milioni di lire al mese. Di Summa, secondo quanto accertato, si sarebbe affiliato dapprima al pregiudicato Caiafa (per circa 6/7 mesi) e successivamente a D'Aloia in un gruppo separato facendosi anche «battezzare». Gli investigatori ritengono che si sia occupato per l'organizzazione di droga ed estorsioni, in particolare nel settore della commercializzazione dei pomodori.

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