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Lunedì 25 Settembre 2017 | 13:49

Uranio - «La Difesa sapeva dal '96»

grnews.it pubblica integralmente un documento "non classificato" della Nato del 2 agosto 1996 che indica le precauzioni da adottare per evitare che i militari vengano esposti al rischio di contaminazione. Il documento sarà trasmesso alla Procura della Repubblica di Bari che sta proprio verificando se le Forze Armate italiane erano a conoscenza dei pericoli derivanti dall'esposizione all'uranio impoverito anche prima del 22 Novembre 1999, data di emanazione delle norme precauzionali
ROMA - "Le Forze Armate italiane erano state informate fin dal 1996 sui rischi e sulle precauzioni da adottare prima durante e dopo l'esposizione dei militari ai materiali a bassa radioattività come l'uranio impoverito". E' quanto emerge da un'inchiesta di Francesco Palese, direttore editoriale del network della sicurezza GrNews.it, che pubblica integralmente un documento "non classificato" della Nato del 2 Agosto 1996.
Nella direttiva ACE (Allied Command Europe) si afferma che "tra i principali rischi a lungo termine per i soldati esposti alle radiazioni vi è quello di contrarre il cancro", e vengono, di conseguenza, enunciati una serie di accorgimenti da adottare.
"Il documento - afferma Palese - sarà subito trasmesso alla Procura della Repubblica di Bari che sta verificando, attraverso il Pm Ciro Angelelillis, se gli organismi della Difesa italiana fossero a conoscenza dei rischi derivanti dall'esposizione all'uranio impoverito anche prima del 22 Novembre 1999, data di emanazione delle norme precauzionali firmate dal Col. dell'Esercito Osvaldo Bizzari."
"Ma non solo questo - aggiunge - abbiamo avuto diverse testimonianze di soldati che hanno affermato che nessuna protezione era stata adottata anche in seguito all'emanazione delle norme del 1999, come quella di un ex caporalmaggiore dell`Esercito, originario di Lecce, impegnato nella missione KFOR in Kosovo, precisamente a Pec, centro ad una quarantina di chilometri ad ovest di Pristina, dal maggio del 2000 all`ottobre dello stesso anno".
"Sarebbe il caso- conclude- che la Procura di Bari sentisse questi militari, per verificare oltre al ritardo nell'emanazione delle norme anche le responsabilità di chi non le ha fatte adottare".

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