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Giovedì 21 Settembre 2017 | 16:18

Omicidio a Foggia - Fermato l'ex amante

In un sms inviato alla vittima, una donna di 49 anni che aveva voluto troncare la relazione extraconiugale con lui, aveva scritto «Ti sgozzerò, ti darò il riposo eterno». È un barista di 50 anni
Foggia - Angela Vinciguerra FOGGIA - «Ti sgozzerò, ti darò il riposo eterno». È uno dei 300 sms che hanno inondato il telefonino di Angela Vinciguerra, di 49 anni, uccisa ieri con 15 coltellate, alcune delle quali alla gola. Accusato di omicidio premeditato è in carcere, in stato di fermo di polizia giudiziaria, il titolare di un noto bar foggiano: Dario Maitilasso, di 50 anni. Dal suo telefonino, quello di un amante che non si dava pace per una relazione clandestina finita, era partito il messaggino di minaccia.
Accanto a molte frasi d'amore, Polizia e Carabinieri hanno sequestrato anche tanti sms dai toni perentori e dai contenuti espliciti. L'uomo si diceva pronto a tutto pur di riprendere la storia, interrotta dalla donna quando sua figlia era rimasta incinta. Una relazione, quella con l'esercente, vissuta da clandestini per circa cinque anni, e conclusasi unilateralmente la scorsa estate.
Lei, sposata, tre figli, aveva detto basta; lui, separato, non voleva saperne di interrompere la storia, e prima di cominciare a perseguitarla le aveva provate tutte per convincerla. Una volta l'aveva raggiunta sul posto di lavoro, un centro per la riabilitazione psichiatrica, e davanti ai colleghi le aveva gridato: «Ti devo uccidere, ti devo sgozzare».
Maitilasso, ha riferito il genero della vittima, aveva avuto anche l'ardire di ribadire le minacce irrompendo nell'abitazione di Angela Vinciguerra, uno stabile di via Mons. Lenotti, nel rione Macchia gialla. Numerosi condomini avevano poi notato frequentemente la presenza, nel garage condominiale, di quella Volkswagen Polo di color grigio di proprietà dell'uomo.
Nella vettura, in particolare sui pedali del freno e dell'acceleratore, sono state trovate macchie di sangue, mentre la maglietta bianca con strisce verdi e i pantaloni indossati ieri da Maitilasso non sono stati recuperati. Due testimoni - un dipendente del suo bar, Maurizio Pollice, e il padre, Giuseppe - hanno visto l'esercente ritirarsi. Era sporco di sangue - hanno raccontato agli investigatori - e ripeteva senza sosta, fra sé e sé, la frase: «L'ho uccisa, l'ho uccisa».
«Dall'ascolto di tutte le persone informate - ha riferito il Pm inquirente, Alessandra Fini - è stato possibile ricostruire i motivi che erano alla base dell'omicidio». In particolare Maurizio Pollice e altre persone hanno confermato la fine della storia. «Probabilmente la relazione è finita - ha aggiunto il magistrato - quando l'ultima figlia della vittima è rimasta incinta. La donna probabilmente ha cominciato a pentirsi per quello che faceva e quindi ha voluto troncarla». L'esistenza della storia è stata confermata anche dal genero di Angela Vinciguerra a cui la donna - ha confermato il Pm - «aveva confidato di aver avuto una sorta di amicizia con Maitilasso e che, da qualche tempo, malgrado lei avesse tentato di chiudere questa relazione, l'uomo la perseguitava. Il marito della vittima, per quanto ci ha riferito, era all'oscuro di tutto».
«Tutti questi elementi - ha aggiunto Alessandra Fini - hanno costituito gravi indizi insieme a quelli che abbiamo raccolto per quel che è successo ieri. Lei è rimasta sola in casa verso le 11,45; verso le 12,45 l'auto di Maitilasso è stata vista sfrecciare dal garage. Nell'appartamento della vittima non abbiamo trovato segni di colluttazione e quindi, molto probabilmente, l'ha colpita subito, anche se ci sono le dichiarazioni di un vicino di casa che avrebbe sentito delle urla, poi un po' di silenzio e poi ancora delle urla di donna che chiedeva aiuto».

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