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Venerdì 22 Settembre 2017 | 12:01

Tutte le donne del Mediterraneo

Per dar voce ad alcune delle loro storie è stato organizzato in Fiera del Levante nell'ambito della rassegna «Expo» l'incontro «Donne nel Mediterraneo» a cura del Comitato per l'imprenditoria femminile
Sabrine, Bari PhotocameraBARI - C'è un'intera moltitudine di donne che si affacciano sul Mediterraneo e che chiedono il rispetto di loro diritti fondamentali: dignità e pari opportunità soprattuto. E per dar voce ad alcune delle loro storie è stato organizzato in Fiera del Levante nell'ambito della rassegna «Expo» un incontro dal tema «Donne nel Mediterraneo» a cura del Comitato per l'imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Bari, presente nel padiglione Unioncamere. A fare gli onori di casa la presidente del Comitato, Strefania Lacriola.
«A fronte di tanti sforzi internazionali per l'integrazione e le pari opportunità ci sono ancora troppe cocenti delusioni», ha sottolineato Giuliana Trisorio Liuzzi vice presidente del Ciheam, organizzazione internazionale per la formazione di specialisti in agricoltura mediterranea, con la sede italiana presso l'Istituto agronomico (Iam) di Valenzano. «La partita della questione femminile nel Mediterraneo si gioca in contemporanea con la gestione della sicurezza globale - ha spiegato la Trisorio Liuzzi - ed ha nella cooperazione e formazione la sua strategia vincente, a patto che diventi un obiettivo realmente sentito anche dal decisore politico».
Il 2007 è l'anno internazionale per le Pari opportunità e l'Italia e la Puglia hanno molta strada da percorrere: secondo anticipazioni dal rapporto stilato dal Social Watch esaminando l'«indice di emancipazione femminile» su 154 paesi mondiali esaminati l'Italia è al 72° posto, la Puglia ultima tra le regioni italiane. La ricerca prende in esame tre indicatori: condizione economica, potere politico ed economico, accesso all'istruzione.
«Il Mediterraneo è un'area dove si mescolano e contrappongono situazioni diversissime - racconta Veronica Navarra, presidente dell'Osservatorio nazionale per l'imprenditoria e il lavoro femminile in agricoltura (Onilfa) nonché imprenditrice che gestisce in Marocco un'azienda che costruisce radiatori - di donne che lavorano in agricoltura ce ne sono tante, ma ora bisogna saper fare un salto di qualità in modo da far emergere il valore aggiunto che c'è nell'economia prodotta dalle donne».
La Navarra evidenzia come nella realtà marocchina il 90% delle donne che operano in agricoltura siano ancora analfabete e come sia difficile riuscire a coordinare e dare valore a realtà così frammentate se non si punta su una alfabetizzazione che le sollevi e le faccia diventare attrici consapevoli della loro forza.

«Il Mediterraneo non è solo un luogo fisico, ma anche uno spazio per l'anima dove coincidono identità unite da una storia condivisa - evidenzia Cosimo Lacirignola, presidente della Fiera del Levante e direttore dello Iam di Valenzano (oltre che unico uomo seduto al tavolo delle relatrici, ndr.) -. Le donne mediterranee sono da sempre multiattive ed è da loro che si deve partire per costruire e seminare la Pace più duratura per tutti, in un area come quella euromediterranea così ricca di diversità».
Le donne sono da sempre e per sempre portatrici di «contaminazioni», e nel Mediterraneo possono realmente diventare uno «tsunami costruttivo» in grado di spazzare via i pregiudizi, le diffidenze, le cattiverie di una società che ancora oggi tende a metterle al margine. Un recente studio dell'Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo) sottolinea la tendenza globale di femminilizzazione dei lavoratori poveri, che ad esempio in Italia si traduce in occupazioni precarie a maggioranza al femminile o retribuzioni più basse per le donne rispetto agli uomini a parità di incarico.
«C'è ancora molto da lavorare sul concetto stesso di Pari opportunità - sottolinea Mariella Carrieri, presidente della Consulta regionale femminile di Puglia - oggi si avverte che in Puglia il clima e la sensibilità è cambiata, ma servono più spazi di confronto e per sollevare i problemi irrisolti».
Per cominciare bastava guardare negli occhi Lina Al Bitar, libanese e responsabile delle attività di formazione riguardo l'agricoltura biologica dello Iam, o Sabrine Nadhi (nella foto) giovanissima ricercatrice tunisina che ha prestato il suo volto per il concorso fotografico Bari Photocamera, o Anna Lucia Cantore imprenditrice agricola, donna «in un mondo maschile». Nei loro volti la fierezza e la commozione di chi combatte e non si arrende, pur portando sulle spalle ogni giorno il bagaglio del loro essere madri, mogli, figlie, professioniste... in una parola, donne. (R. Sche.)

Dopo l'incontro si è avvertita l'esigenza di spazi a disposizione per parlare e parlarci, condividere esperienze ed imparare insieme il difficile mestiere di essere «donne mediterranee», si può decidere insieme di fare di questa esigenza una realtà scrivendo a Rita Schena

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