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Venerdì 22 Settembre 2017 | 01:17

Uranio impoverito - «Nuove indagini»

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari Chiara Civitano ha respinto la richiesta di archiviazione dell'inchiesta penale avanzata dal sostituto procuratore Ciro Angelillis, ordinando ulteriori accertamenti
Uranio impoverito BARI - Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari Chiara Civitano ha respinto la richiesta di archiviazione e ha ordinato alla Procura nuove indagini su casi di leucemie e tumori (anche mortali) contratti da una ventina di militari italiani che hanno operato in Serbia e Kosovo durante la guerra nei Balcani. La Procura aveva chiesto l'archiviazione del fascicolo d'indagine, ritenendo mancante il nesso di causalità tra l'utilizzazione dei proiettili all'uranio impoverito e l'insorgenza delle malattie.
Alla richiesta di archiviazione, firmata dal Pm inquirente Ciro Angelillis nell'autunno 2005, si era opposta un'associazione pugliese che aveva chiesto al giudice di non archiviare il fascicolo: il giudice, dopo aver ascoltato le parti in camera di consiglio, si era riservata la decisione e solo oggi ha sciolto la riserva respingendo la richiesta di archiviazione e ordinando al Pm nuove indagini.
Il Pm Angelillis aveva deciso di archiviare le indagini anche a seguito dei risultati cui era giunta la commissione presieduta dal prof. Franco Mandelli (l'ematologo che ha coordinato un gruppo di ricerca istituito dal ministro della Difesa) che nel 2002 «assolse» i proiettili all'uranio impoverito.
L'inchiesta conoscitiva del Pm barese riguarda la presunta presenza di proiettili e bombe all'uranio impoverito in terra di Bari e nel Basso Adriatico e le eventuali conseguenze sull'ambiente. L'indagine fu avviata negli anni scorsi, dopo il deposito di un esposto firmato dall'allora deputato dei Verdi Vito Leccese, all'epoca dei fatti vicepresidente della commissione esteri alla Camera.
Leccese chiese ai magistrati penali e militari di Bari (anche questi ultimi avviarono un'inchiesta conoscitiva) di compiere accertamenti sul rilascio in mare, per motivi di sicurezza, di proiettili e bombe all'uranio impoverito dagli aerei che tornavano, dopo le missioni di guerra nei Balcani, nelle basi militari pugliesi. Aveva chiesto, inoltre, di verificare se nei due aeroporti militari di Gioia del Colle (Bari) e Amendola (Foggia) fossero stati custoditi proiettili all'uranio impoverito.
Nel corso delle indagini la magistratura avrebbe stabilito che effettivamente proiettili all'uranio impoverito sarebbero stati caricati sui 22 aerei A-10 americani, decollati dalla base di Gioia del Colle, durante il conflitto in Kosovo.

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