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Martedì 26 Settembre 2017 | 10:57

«Nessun riscatto», Torsello smentisce Strada

Afghanistan • Il fondatore dell'organizzazione umanitaria "Emergency" aveva dichiarato che, per la liberazione del fotoreporter salentino, il governo italiano pagò 2 milioni di dollari, consegnati ai rapitori attraverso un suo collaboratore che ora è stato arrestato dalla polizia locale perché accusato di complicità con i rapitori del giornalista di "Repubblica" Mastrogiacomo • Le tappe del sequestro di "Kash" • La replica del Governo
Gabriele Torsello - Gino Strada MILANO - «Ho visto le dichiarazioni di Gino Strada: lui adesso dovrebbe essere anche in grado di dare più dettagli, non solo uscirsene così a dire che su di me è stato pagato un riscatto. Per quello che mi riguarda non è stato pagato nessun riscatto, da quello che io so». Sono le parole a "Popolare Network", di Gabriele Torsello, il fotoreporter di Alessano (in provincia di Lecce) rapito il 14 ottobre a Kandahar, in Afghanistan, e rimasto 23 giorni nelle mani dei rapitori.
«Se Strada continua a confermare questa cosa - ha aggiunto Torsello - a questo punto deve dare i dettagli visto che dice di conoscerli, dovrebbe essere in grado di dire anche dove e a chi sono stati dati questi soldi. Non vedo l'utilità di queste affermazioni, a meno che non ci siano delle fondamenta, delle prove. Hanefi... e Adjmal? - continua Torsello intervistato da "Popolare Network" - Tutti si sono dimenticati del giornalista afghano. Anche là c'è poca chiarezza. Prima si diceva che era stato liberato, poi che era in mano ai talebani, poi che non era stato fatto nulla per lui, ci sono diverse voci».
Torsello torna poi sul suo rapimento: «Adesso sono dell'opinione che devo ricostruire e rendere pubblica tutta quanta la mia storia. Tutta. Sto aspettando perché voglio accertarmi di alcune verità, voglio farlo in modo veloce. C'è qualcuno che ha capito chi mi ha rapito? Io ora qualcosa so. Ma non voglio dire nulla prima di approfondire alcune mie ricerche. Ecco perché mi sono mantenuto in silenzio in tutti questi mesi: non solo perché ho voluto dimenticare quello che è accaduto, ma perché voglio mettere fuori la verità, ma ci vogliono delle prove. Che non erano i Talebani si sapeva già. Ora voglio rendere tutto pubblico, non so se in un libro o altro, ma ci vogliono tempo e prove».

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