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Venerdì 22 Settembre 2017 | 20:55

«Per liberare Torsello Roma pagò 2 milioni $»

Afghanistan • Parla Gino Strada - fondatore dell'organizzazione umanitaria "Emergency" - dopo l'arresto, da parte della polizia locale, del direttore di un suo ospedale. L'uomo è accusato dagli investigatori del governo di Karzai di essere stato complice nel rapimento del giornalista di "Repubblica" Daniele Mastrogiacomo, che piange il suo interprete, decapitato ieri dai Taleban • Le tappe del sequestro del fotoreporter salentino
Gino Strada Il governo italiano pagò due milioni di dollari per la liberazione di Gabriele Torsello, il reporter rapito in Afghanistan il 12 ottobre 2006. A rivelarlo, in un'intervista a "SkyTg24" è il fondatore di Emergency, Gino Strada, che, tornando a chiedere la liberazione del direttore afgano dell'ospedale di
Emergency a Lashkar Gah, Rahmatullah Hanefi, accusato dai servizi segreti afghani di aver collaborato con i Talebani per il sequestro dell'inviato di "Repubblica" Daniele Mastrogiacomo, afferma: «È stata fatta questa insinuazione infame e infondata che Hanefi possa essere stato dietro il rapimento. Io mi sarei aspettato dal governo italiano una dichiarazione immediata, a seguire, così per dire chi era Rahmatullah Hanefi e quanto era affidabile Rahmatullah Hanefi».
«Il governo italiano - dice Strada - lo sa bene, perché nell'occasione del precedente sequestro, il rapimento Torsello, a lui furono affidati, e ovviamente non erano soldi nostri ma soldi del governo italiano, esattamente due milioni di dollari per riportare a casa Torsello. Quante persone conoscono quelli del governo che con due milioni di dollari non prendono la prima strada a destra o a sinistra e spariscono nel nulla? Rahmatullah non è sparito». «Al governo italiano - conclude Strada- chiediamo una cosa sola, di restituirci Rahmatullah Hanefi, non vogliamo nessun grazie dalla politica».
Quanto accaduto dopo il sequestro e la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, e cioè l'arresto di Rahmatullah Hanefi, «è un'infamia di cui sono responsabili sostanzialmente due signori e tutto quello che loro rappresentano, Hamid Karzai e Romano Prodi» ha poi dichiarato al Gr1 Rai Gino Strada. «È la prima volta che succede nella storia, la prima volta, che quando si fa uno scambio di prigionieri perché due parti si mettono d'accordo e decidono di affidare a qualcun altro di mettere in pratica poi l'operazione. È la prima volta - ha aggiunto Strada - che chi poi la mette in pratica viene arrestato. E questa è un infamia di cui sono responsabili sostanzialmente due signori e tutto quello che loro rappresentano, Hamid Karzai e Romano Prodi».
«Ci sono delle accuse infamanti rispetto alle quali io mi aspettavo da un minuto all'altro una dichiarazione del governo italiano che dicesse "ma cosa sta dicendo questa persona?"», afferma ancora Strada riferendosi a quanto sostenuto dai servizi segreti afgani, e cioè che Rahmatullah Hanefi avrebbe avuto un ruolo nel sequestro di Mastrogiacomo.
«Siccome non è arrivata - aggiunge il fondatore di Emergency - allora vorrei ricordare a tutti gli ascoltatori che il signor Rahmatullah Hanefi è quello che per disposizione del governo italiano, quando durante il sequestro Torsello il governo italiano decise di pagare un riscatto di due milioni di dollari, prese due milioni di dollari e li portò da solo in macchina e riportò Torsello dagli agenti dei servizi che se ne stavano in una casa tranquilli intorno ad un tavolo».
«Dopo di che - ha proseguito Strada - non me ne frega niente se i ministri millantano, ringraziano, non me ne frega niente. Emergency non vuole grazie dalla politica, è piuttosto schifata dalla politica. Ma questo è Rahmatullah Hanefi. Una persona onesta, uno dei nostri, uno che fa cose».
«Quando c'è una causa di salvare qualcuno allora il governo italiano dovrebbe vergognarsi - ha detto Strada - di non avere fatto una dichiarazione un minuto dopo questa infamia portata avanti da quell'altro governo di tagliagole, agenti stranieri che noi stiamo lì a sostenere con un milione e mezzo di euro al giorno solo per mantenere i militari».

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