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Giovedì 21 Settembre 2017 | 01:53

Assalti a furgoni portavalori: 13 condanne

Ad altrettanti presunti aderenti ad un gruppo criminale appulo-calabrese che, nel Foggiano, avrebbe compiuto due rapine utilizzando armi da guerra e tecniche paramilitari
BARI - Tredici condanne a pene comprese tra i 12 anni e otto mesi e i quattro anni di reclusione sono state inflitte dal gup del tribunale di Bari ad altrettanti presunti aderenti ad un'associazione criminale appulo-calabrese che avrebbe compiuto nel foggiano due assalti a furgoni portavalori utilizzando armi da guerra e tecniche paramilitari. Il sodalizio fu smantellato dai carabinieri di Bari il 29 novembre 2005.
La sentenza, pronunciata al termine di un processo con rito abbreviato, è stata pronunciata dal gup Giovanni Leonardi che non ha riconosciuto - così come aveva già stabilito la Cassazione - nè l'associazione mafiosa nè l'aggravante di aver favorito un sodalizio mafioso. Le rapine contestate sono quelle del 10 novembre 2004 quando un commando assaltò alla periferia di Foggia, sparando 93 proiettili, un blindato della società foggiana Np service fuggendo con 762.000 euro; e quella del 28 gennaio 2005 (Cerignola, 41 proiettili sparati) al portavalori della 'Sos' che fruttò un bottino di circa 30.500 euro.
La pena più alta è state inflitta ai presunti capiclan Antonio Lenoci, di 37 anni, e all'imprenditore Donato Mariano Leone (47), di Canosa di Puglia; dieci anni e otto mesi al cosentino Franco Bruzzese (40); dieci anni ai cosentini Giovanni Abruzzese (48) e Carlo Lamanna (40); otto anni ciascuno ai cosentini Luca Bruni (30), Adolfo Foggetti (22), Daniele Lamanna (40); quattro anni infine per i foggiani Maurizio Di Palma (36), Felice Direse (38), Francesco Pio Losurdo (26), Raffaele Russo e Vincenzo Sciusco (30).
Dalle indagini dei carabinieri del reparto operativo di Bari è emerso che gli appartenenti al gruppo criminale erano professionisti ben addestrati. Quando assaltavano i furgoni portavalori agivano con tecnica paramilitare che non lasciava spazio ad improvvisazioni: indossavano tute mimetiche, avevano il volto coperto con passamontagna e sparavano con kalashnikov. Avevano compiti ben definiti e una cura maniacale nella preparazione delle rapine.
Ma ciò che lasciò sbigottiti il pm inquirente della Dda, Domenico Seccia, e i carabinieri, comandati dal tenente colonnello Vincenzo Trimarco, fu l'astuzia dimostrata dal gruppo. Per non lasciare tracce di bulbi piliferi i componenti del commando durante i colpi coprivano le sopracciglia con nastro adesivo, oppure se le depilavano; per lo stesso motivo mettevano tamponi alle narici; per non lasciare impronte indossavano guanti in lattice sotto quelli di tessuto o in pelle. Con l'alcol lavavano ogni volta gli interni delle autovetture sulle quali operavano per non lasciare alcuna traccia corporale che potesse condurre ad una eventuale prova del Dna nei loro confronti.
I pedinamenti ai portavalori erano poi ripetuti fino alla nausea, così come i sopralluoghi su strade e autostrade in cui si dovevano mettere a segno le rapine. In alcuni casi la banda avrebbe creato varchi nelle reti metalliche laterali delle strade per poter fuggire all'arrivo delle forze di polizia. Poi si sceglieva il giorno e l'ora del colpo e si entrava in azione. La strada in cui transitavano i portavalori veniva chiusa al traffico per pochi minuti, il mezzo veniva fermato e accerchiato: contro di esso venivano sparate raffiche di kalashnikov e con le motoseghe veniva aperto uno squarcio nelle lamiere del blindato. Una volta prelevato il bottino dal furgone, il commando fuggiva a bordo di autovetture rubate. Il colpo durava 7-8 minuti.
"Si continua a sparare in continuazione, non ci si ferma mai, almeno le due persone davanti non si fermano mai di sparare", spiegò agli inquirenti il pentito cosentino Francesco Bevilacqua, che ha collaborato alle indagini. "Lo fanno - disse - per evitare che la guardia faccia qualcosa, che poi non può fare niente perchè è chiusa nel furgone... questo succede quando non è corrotta nessuna guardia, altrimenti scendono prima dal furgone".

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