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Lunedì 25 Settembre 2017 | 22:33

In Puglia si può «vivere di spettacolo?»

I risultati di una ricerca gestita come capofila dal Teatro Pubblico Pugliese tra potenzialità e bisogni urgenti • «E' difficile il controllo pubblico sui mestieri legati allo spettacolo»
BARI - Un territorio ricco di talenti, ma che sono spesso costretti ad emigrare, un tessuto frammentato cioè costituito da realtà di piccole dimensioni e poco specializzate, la necessità di un centro organizzativo unico, il mondo dello spettacolo in Puglia è carico di chiaro-scuri, potenzialità e bisogni urgenti, almeno a scorrere i risultati della ricerca « Vivo di spettacolo», che si concluderà a dicembre, sono stati presentati dagli assessori regionali al mediterraneo e alle attività culturali, Silvia Godelli, e al lavoro e alla formazione professionale, Marco Barbieri, dal presidente del Teatro pubblico pugliese, capofila del progetto, Carmelo Grassi, e dalla coordinatrice Nadia Masini.

Il progetto Equal oltre al soggetto capofila, ha come partner l'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio D'Amico, la Fondazione Accademia d'arti e mestieri dello Spettacolo Teatro alla Scala, la Fondazione Accademia Verdi Toscanini, il Conservatorio Statale di Musica U. Giordano di Foggia e Rodi Garganico, l'Agis e il Consorzio di cooperative sociali Elpendù.

«Per la prima volta in Puglia - ha spiegato Masini - viene compiuta un'indagine approfondita sul settore analizzando in poarticolare il lavoro, la formazione, le figure professionali, il rapporto e l'incrocio tra domanda e offerta. Dopo la mappatura delle 2.154 realtà presenti in Puglia e delle 140 figure professionali dei settori musica, danza, cinema, teatro, tv e radio, circhi e spettacoli viaggianti, il sistema spettacolo è stato esaminato in termini qualitativi e quantitativi».
«Il settore - ha sottolineato Giulio De Robertis, uno dei ricercatori impegnati nel progetto - è stato analizzato attraverso interviste e focus group con esperti ed operatori del settore». L'indagine quantitativa - ha proseguito - ha permesso di approfondire per esempio le differenze territoriali e le forme giuridiche, con l'associazione che è quella preferita al 49 per cento e la ditta individuale al 21. La forma societaria, invece segue con un 14 per cento e risulta prevalente nell'area del cinema e della radiotelevisione".
Per quanto riguarda i finanziamenti, De Robertis ha sottolineato che il 40 per cento degli enti riceve contributi: il 30 per cento da enti locali, il 10 per cento dal Fus e Furs e sono quasi assenti i contributi privati.
Per quanto riguarda le forme contrattuali più diffuse, «i soci collaboratori sono il 36 per cento, i dipendenti a tempo indeterminato il 22,35, le prestazioni occasionali il 21,1 per cento, i collaboratori volontari 7,5 per cento, i dipendenti a tempo determinato 7,1 per cento e i collaboratori a progetto il 5 per cento, con un'occupazione femminile pari al 41 per cento».

IL LAVORO DI RICERCA
Dopo la mappatura e l'identificazione e quantificazione di tutte le realtà presenti in Puglia (2.154) e di tutte le figure professionali dei settori musica, danza, cinema, teatro, tv e radio, circhi e spettacoli viaggianti (150 raggruppate in 5 aree), il sistema spettacolo è stato esaminato in termini qualitativi e quantitativi.

Il settore è stato analizzato attraverso interviste e focus group con esperti ed operatori del settore. Partendo dallo scenario generale sono stati analizzati i percorsi formativi e gli sbocchi professionali realizzabili in Puglia, le modalità di accesso al mondo del lavoro e l'adeguatezza della formazione rispetto alle figure professionali richieste dal mercato (professioni emergenti).
In tutti i settori indagati sono emersi punti di forza e criticità (ad es. territorio ricco di talenti spesso costretti ad emigrare; tessuto territoriale frammentato cioè costituito da realtà di piccole dimensioni e poco specializzate) e bisogni (maggiore visibilità agli artisti locali; disponibilità di più luoghi e spazi come sale da concerto, teatri, auditorium; offerta formativa più efficace e adeguata; maggiori investimenti nelle produzioni anche da parte dei privati)
Comune ai settori è l'esigenza di una politica di sviluppo organica di medio e lungo termine e di cooperazione tra gli operatori dello spettacolo attraverso la costituzione di reti sinergiche.
In particolar modo sono state formulate ipotesi di sviluppo ed espresse proposte innovative finalizzate a valorizzare il settore, a migliorare la situazione del lavoro e a rinnovare l'offerta formativa rafforzandone i legami con gli sbocchi professionali.
Per esempio dal bisogno di cooperazione sono scaturiti modelli concreti in ambiti quali:
- la pianificazione (attraverso tavoli di concertazione coordinati da un ente super partes che pianifichi in termini di luoghi, contenuti artistici e date la programmazione, evitando sovrapposizioni nelle proposte al pubblico);
- la condivisione degli spazi artistici, la comunicazione e divulgazione delle informazioni, gli scambi culturali tra operatori e istituzioni, l'utilizzo ottimale degli investimenti e delle figure professionali.
Nel settore della musica, in particolare, l'esigenza di una rete di distribuzione o un ufficio organizzativo centralizzato .

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