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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 11:32

Puglia - Sequestrato tesoro archeologico

Operazione dei militari della Guardia di finanza di Monopoli in abitazioni private a Conversano e a Noicattaro, su ordine del Tribunale di Bari. Trovati una cinquantina di reperti risalenti al periodo fra il 6° ed il 3° secolo avanti Cristo: 3 denunciati
Guardia di Finanza MONOPOLI (Bari) - A conclusione di controlli di polizia giudiziaria disposti dalla Procura del Tribunale di Bari, militari della Guardia di finanza hanno sequestrato una cinquantina di reperti archeologici databili - a quanto si è saputo - tra il VI e il III secolo a.C., epoca ellenico-romana. I militari hanno inoltre denunciato tre persone: una con l'accusa di ricettazione, le altre due per non aver ottemperato a quanto previsto dal testo unico sul possesso dei beni culturali.
I reperti - anfore, coppe e olle di buona fattura e conservate in buono stato - sono stati scoperti in abitazioni di Conversano e Noicattaro, due cittadine del sud Barese. Indagini ancora in corso per accertare la provenienza dei reperti e a quale mercato fossero destinati.
Tra i 49 reperti sequestrati, tutti in ottimo stato di conservazione - a quanto si è saputo - c'è un'anfora alta circa un metro, con decorazioni a spina di pesce del III sec. a.C., sulla quale ci sono molte incrostazioni marine che farebbero pensare che sia stata ritrovata in mare. E ancora bottiglie del IV secolo a.C., coppe, skyphos, crateri a campana, lekytos, lecanis, brocche a figure rosse e a figure nere. Alcuni reperti sarebbero giunti dalla Grecia, per questo sono state avviate ulteriori indagini per individuare i canali di questo illecito traffico.
Tutti gli oggetti - secondo primi esami fatti da un'esperta del centro operativo di Bari della Soprintendenza per il patrimonio archeologico della Puglia - sono stati giudicati di «notevolissimo interesse storico artistico» e di «inestimabile valore».
Le tre persone individuate hanno 41, 50 e 80 anni e sono state denunciate per violazione al Testo unico sui beni culturali. Nessuna delle tre è stata denunciata per ricettazione, come invece era stato reso noto in un primo momento. Si tratterebbe di privati cittadini - secondo gli investigatori - che avevano in casa i reperti archeologici per collezionismo.

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