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Sabato 23 Settembre 2017 | 14:57

Recuperato tesoro appulo

Ci sono vasi bicromi del V-VI secolo a.C., ceramiche apule e bronzetti etruschi per milioni di euro, nel tesoro di 69 pezzi proveniente per lo più da scavi archeologici abusivi nell'area foggiana, recuperato dalla polizia di Ancona e Senigallia. L'operazione è scattata a gennaio, dopo che una pattuglia ha fermato due pregiudicati pugliesi che trasportavano 22 reperti. Otto le persone denunciate a piede libero per ricettazione, e altrettante le perquisizioni condotte in abitazioni di Ancona, Venezia, Padova, Roma, Frosinone e Perugia
reperto archeologico ANCONA - Ci sono vasi bicromi del V-VI secolo avanti Cristo, ceramiche apule e bronzetti etruschi per un valore complessivo di milioni di euro, ma anche probabili falsi - come una testa di Apollo in marmo e un gruppo di ceramiche "attiche" perfettamente riprodotte - nel tesoro di 69 pezzi proveniente per lo più da scavi archeologici abusivi nell'area foggiana, recuperato dalla polizia di Ancona e Senigallia nell'ambito dell'operazione "Caveau".
Otto le persone denunciate a piede libero per ricettazione, e altrettante le perquisizioni condotte in abitazioni di Ancona, Venezia, Padova, Roma, Frosinone e Perugia, dove gli indagati - quasi tutti "tombaroli" o ricettatori con precedenti specifici - nascondevano i reperti, pronti a venderli a collezionisti privati. Accertamenti sono ancora in corso anche su una tela che richiama lo stile di Rembrandt o della sua scuola, ma che secondo i primi accertamenti tecnici sarebbe una copia tardiva.
L'operazione "Caveau", illustrata in una conferenza stampa dal dirigente della Squadra mobile di Ancona Luigi Di Clemente e da quello del Commissariato di Senigallia Filippo Materi, è partita il 5 gennaio scorso, grazie all'intuizione di una pattuglia di poliziotti senigalliesi. Gli agenti hanno fermato per un controllo, lungo la Statale 16, una Mercedes con a bordo due pregiudicati pugliesi, C. L., 58 anni, e F. G., 73, che in due borsoni trasportavano 22 reperti, quasi certamente trafugati da una tomba di ipogeo di Canosa, o comunque da scavi clandestini del sub Appenino dauno-pugliese (Canosa, Arpi e Ordona), una zona nota fin dall'800 per gli scavi abusivi.
Fra i 22 pezzi c'era anche la testa di Apollo, forse un'imitazione rinascimentale dell'Apollo del V secolo noto come tipo di Mantova. I due tombaroli hanno tentato di far credere che tutto il materiale fosse falso, ma la Soprintendenza di Ancona ne ha confermato l'autenticità, e l'inchiesta, coordinata dal procuratore Vincenzo Luzi, è andata avanti. Fino alle perquisizioni della notte fra il 16 e il 17 marzo scorsi, durante le quali sono stati recuperati altri 47 pezzi: ceramiche a vernice nera di Ignazia di Bari, vasi configurati del IV secolo, simili alla serie esposta nel museo di Taranto, bronzetti ellenistici, e anche numerosi avori, giade e coralli lavorati di provenienza asiatica. Oltre ad un lingotto d'oro fuso durante il Terzo Reich con l'oro sottratto agli ebrei.
"I reperti autentici, ma in qualche modo anche i falsi - ha detto l'archeologo della Soprintendenza Maurizio Landolfi, che ha svolto le prime perizie - sono di grandissimo valore per la storia della cultura mediterranea. Anche le copie, realizzate dagli unici veri artigiani in quest'epoca di globalizzazione, testimoniano infatti l'irripetibilità del nostro patrimono culturale".
Oltre a C. L. e F. G., sono stati denunciati A. G., 54 anni, residente in provincia di Venezia, M. A. e M. A., due fratelli (un uomo e una donna) di 36 e 46 anni, entrambi residenti in provincia di Frosinone, un ventottenne di Bari, M. V., S. M., 56 anni, residente nel Perugino, e P. F., 49 anni, della provincia di Padova.

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