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Sabato 23 Settembre 2017 | 09:37

Sicilia, Sardegna e Puglia come deserti

Questo l'allarme cambiamenti climatici in Italia contenuto nel dossier realizzato dall'Enea «Studio dei cambiamenti climatici e dei loro effetti». Pecorario Scanio: si deve intervenire
ROMA - Avanza il rischio desertificazione in Italia. In Sicilia, al 2007, oltre il 20% del territorio regionale è classificato semi-arido. Ma non solo. Il Mare Nostrum è in media più caldo di 2 gradi rispetto al 1880 mentre 1.400 chilometri di coste sono a rischio inondazione con 33 aree in serio pericolo allagamento al 2100 dal Po-Friuli Venezia Giulia (con un valore massimo di movimento atteso di 1,08 metri), a Oristano, alla Versilia, Cagliari, all'agro Pontino, alle Saline di Trapani a Noto. Grave anche l'arretramento della linea di costa attesa per i prossimi 10 anni: in Puglia copertura completa delle province di Lecce, Taranto e Brindisi, la Basilicata ionica, le spiagge del Molise (Foce Fiume Biferno). Il tutto con conseguenze drammatiche sull'agricoltura. Questa la fotografia dell'emergenza clima sull'Italia scattata dall'Enea nel dossier «Enea per lo studio dei cambiamenti climatici climatici e dei loro effetti» presentato a Roma alla presenza dei ministri dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, degli Affari Regionali, Linda Lanzillotta, del sottosegretario all'Economia e Finanze, Paolo Cento, del presidente dell'Enea, Luigi Paganetto, e dei massimi esperti nazionali sul clima. In particolare è la desertificazione a emergere in tutta la sua drammaticità. In Sicilia, al 2007, la superficie di territorio semi-arido regionale è progressivamente aumentata dal 1921 a 2000 arrivando a superare il 20% mentre i territori classificati umidi sono diminuiti fino al 30%. In 60 anni, inoltre, sulla regione si è avuta una diminuzione media di precipitazioni di 30 millimetri l'anno. A livello nazionale, secondo uno studio Enea, Cnr, Apat, il 3,7% del territorio è molto vulnerabile alla desertificazione mentre il 32,15% è vulnerabile. Il rimanente territorio è soggetto a incrementare la vulnerabilità. Oltre alla Sicilia, 'brucianò il sud della Sardegna e l'entroterra del Gargano. A rischio anche l'agricoltura: nelle aree del sud dell'Europa la diminuzione delle rese potrebbe arrivare fino al 22,4% tra il 2020 e il 2080. Cambia anche la geografia delle colture. Si preferiranno quelle più resistenti alla siccità come frumenti, orzo, avena e tipi di prati. Per il capitolo dissesto idrogeologico, l'Enea prevede più frane a colate rapide: quelle di detriti investiranno arco alpino e pre-alpino, arco calabro-siciliano e alcune aree peninsulari (Versilia, area sarnese-sorrentina); quelle a fango interesseranno la regione appenninica. Sotto effetto clima anche la biodiversità. Secondo la carta delle specie a rischio di estinzione nel meridione, 357 sono in Sicilia, 181 in Sardegna, 94 in Calabria, 84 in Puglia, 65 in Basilicata e 64 in Campania. Un quadro di fronte al quale le istituzioni hanno lanciato un appello a fare presto. «La non applicazione del Protocollo di Kyoto - ha detto Cento - rappresenta un aumento del debito pubblico nel periodo 2008-2012 di circa 12,5 miliardi di euro». Il 12 e 13 settembre Pecoraro Scanio ha annunciato la Conferenza sul clima sottolineando l'urgenza di «un piano nazionale di adattamento» ma anche di un «piano di emergenza planetaria». Lanzillotta ha chiamato a raccolta le Regioni. A livello politico, la novità è che il clima è tra le voci prioritarie che si avvantaggeranno dell'extragettito per il capitolo fisco. Fare presto, quindi per contenere gli effetti già in atto. In tal senso, ha detto Paganetto, «l'Enea ha messo a punto una strategia di adattamento flessibile attraverso una filiera di conoscenze integrate» che mettono in primo piano la riduzione della vulnerabilità su capitoli urgenti, il rafforzamento della ricerca e l'ampliamento del monitoraggio.

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