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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 15:06

Gravina - «Li ha presi il padre»

Sulla scomparsa dei fratellini Ciccio e Tore ci sarebbe un altro testimone che l'ultima sera in cui sono stati visti vivi, ha visto il padre farli salire sulla sua auto, circostanza sempre smentita dall'uomo
GRAVINA (Ba) - Era presente un altro ragazzino, oltre al 13enne testimone-chiave dell'inchiesta, in piazza Quattro Fontane a Gravina in Puglia in provincia di Bari, la sera del 5 giugno dello scorso anno, intorno alle 21,30, quando sparirono Francesco e Salvatore Pappalardi, i due fratellini di 14 e 12 anni di cui non si hanno più notizie ormai da 286 giorni. Sembra che il giovane abbia rivelato questa circostanza ai genitori. Questi ultimi, però, invece di recarsi subito dalla Polizia, ne avrebbero parlato proprio con Filippo Pappalardi, il padre dei due scomparsi, l'unico indagato dell'inchiesta. E' stato quest'altro amichetto, come si apprende da fonti inquirenti, a portare gli investigatori, con un certo ritardo, a oltre 2 mesi dalla scomparsa, al testimone-chiave, appunto il 13enne, che successivamente, intorno a Ferragosto, ha rivelato di aver visto la scena dei due bambini che salivano nell'auto del padre. Una circostanza sempre negata da quest'ultimo. Si basa su questa testimonianza la decisione del pm Antonino Lupo di iscrivere l'uomo nel registro degli indagati per sequestro di persona. Una testimonianza, ritenuta attendibile dagli inquirenti per alcuni particolari raccontati dal ragazzino sui quali viene mantenuto uno stretto riserbo. In ogni caso il ritardo, dovuto forse alla paura dei giovani amichetti di Francesco e Salvatore o al peso non eccessivo attribuito a quanto avevano visto, avrebbe pregiudicato l'accertamento di alcuni fatti e quindi i risultati dell'inchiesta.

L'altro ieri, intanto, è sembrato esserci una nuova svolta nelle indagini: nonostante il padre sia l'unico indagato, la Procura della Repubblica di Bari, in base a segnalazioni o a nuovi riscontri investigativi non meglio precisati, ha disposto di scavare in un terreno, vicino a un albero di noce, di fronte alla casa a Santeramo in Colle di Rosa Carlucci, la madre dei due fratellini. La donna, già da qualche settimana non vive più in quella abitazione. Si è ormai trasferita, insieme alla figlia sedicenne, in una comunità protetta, anche per evitare le pressioni della stampa. Nella casa non abita più neanche il convivente della donna, Nicola Nuzzolese. Quest'ultimo ha passato 4 mesi in carcere e due agli arresti domiciliari per una presunta violenza sessuale e pochi giorni fa è stato scarcerato. I vigili del fuoco e gli speleologi l'altro ieri hanno cercato anche in un terreno di proprietà del figlio dell'uomo, sulla strada provinciale per Gioia del Colle. Si è trattato in entrambi i casi di sondaggi limitati che sono stati interrotti subito e che forse continueranno la prossima settimana, al termine dei quali comunque non sono stati trovati elementi interessanti, neanche oggetti o tracce riconducibili ai due ragazzini scomparsi. E' possibile che la prossima settimana o forse quella successiva possano riprendere a Gravina anche le ricerche mediante le unità cinofile della Polizia.

La decisione di effettuare degli scavi proprio nella città della madre dei ragazzini ha fatto pensare subito a un rinfocolarsi dei sospetti su di lei e sul suo entourage, anche se gli inquirenti si sono affrettati immediatamente a smentire che la donna, già ascoltata svariate volte in passato, possa essere indagata. Comunque tutte le possibilità restano aperte. Quei terreni di Santeramo sono stati ispezionati più volte nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Francesco e Salvatore. In particolare, quelli di fronte alla casa di Rosa Carlucci si trovano in una zona periferica ma a margine di una strada provinciale, quella per Cassano, molto trafficata. Un luogo in cui è dunque difficile ritenere che qualcuno possa aver nascosto qualcosa
(addirittura dei cadaveri). Anche la rimozione del terreno non sarebbe passata inosservata sia da parte delle Forze dell'Ordine che degli stessi proprietari dei terreni. Intanto l'avvocato Angela Aliani, legale di Filippo Pappalardi, smentisce quanto affernato l'altro ieri da Nuzzolese, che ha dichiarato che sarebbe stato il padre dei ragazzini a indicare agli inquirenti i posti dove scavare. «Ieri stava lavorando è rimasto sorpreso di questa notizia degli scavi». Nei giorni scorsi il termine delle indagini è stato prorogato di sei mesi. E non mancano neanche le ennesime segnalazioni di avvistamenti: proprio nei giorni scorsi una donna sosteneva di averli riconosciuti a Cassano ma dopo una verifica degli inquirenti, si è verificato che si trattava di un falso allarme.

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