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Giovedì 21 Settembre 2017 | 12:40

«Un disegno illecito nel rifare il Petruzzelli»

A lanciare l'ipotesi Vittoria Messeni Nemagna, una delle ex eredi-proprietarie del teatro i cui interni furono distrutti dal rogo doloso divampato il 27 ottobre 1991, in un esposto alla Procura
Teatro Petruzzelli di Bari BARI - Fare luce sulla ricostruzione del teatro Petruzzelli e sulla decisione del governo di espropriare l'immobile: è quanto chiede alla Procura della Repubblica di Bari, nell'integrazione di un esposto presentato nei mesi scorsi, Vittoria Messeni Nemagna, una delle ex eredi-proprietarie del teatro i cui interni furono distrutti dal rogo doloso divampato all'alba del 27 ottobre 1991. Sulla base dell'esposto - in cui si ipotizza «l'esistenza di un disegno illecito del quale è necessario individuare i responsabili» - la procura ha avviato un'indagine conoscitiva.
Nell'istanza si chiede di indagare sulla situazione che si è creata nell'autunno del 2006 definita «senza vie di uscita» per le parti pubbliche che il 21 novembre 2006 avrebbero dovuto consegnare il teatro agibile e funzionante ad una fondazione, appositamente costituita dagli enti locali, per l'esercizio delle attività artistiche di interesse pubblico.
Così non è stato - secondo l'ex erede-proprietaria - per una serie di motivi: per presunti «atti contraddittori» di Comune e Provincia di Bari e Regione Puglia; per il comportamento della Soprintendenza che avrebbe ignorato gli accordi; perchè la fondazione ha fatto un «uso illecito del marchio» dell'ente lirico; e per le «falsità» contenute nell'ordinanza della presidenza del Consiglio del dicembre 2006 che ha revocato l'appalto per lavori parziali e ha nominato un commissario per la ricostruzione.

Più in particolare, nell'esposto l'ex erede contesta a Comune, Provincia di Bari e Regione Puglia di aver adottato «atti amministrativi assolutamente contraddittori» con i quali gli enti hanno «favorito e ratificato l'esecuzione di un lotto unico di lavori parziali e non hanno impedito un secondo appalto per lavori parziali, (bandito il 7 agosto 2006) che non avrebbe restituito il teatro funzionante nemmeno nel 2011».
Alla soprintendenza regionale, individuata per dirigere la ricostruzione con i fondi stanziati dalla legge 444/1998, si contesta di aver «inspiegabilmente abbandonato i progetti definitivi già approvati (dal ministero, ndr), impiegando tre anni per predisporre nuovi progetti, e di aver eseguito lavori parziali, utilizzando i fondi a disposizione per un lotto unico, ultimato nel giugno del 2005 con l'inaugurazione del foyer. Così facendo - secondo Messeni Nemagna - la Soprintendenza regionale avrebbe ignorato e pregiudicato le modalità di attuazione degli interessi degli enti locali e della proprietà privata, impedendo l'attuazione del protocollo del 2002».
Sull'esproprio l'ex erede va giù dura e afferma che
"sarebbe stato escogitato per occultare le responsabilità delle pubbliche istituzioni nei confronti della proprietà privata e dell'intera cittadinanza barese».
Per dimostrare questa tesi l'ex erede fa riferimento anche alle «false» affermazioni contenute nell'ordinanza di nomina del commissario e di quelle che hanno permesso l'esproprio del teatro ipotizzando un pericolo di cedimento della struttura.

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