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Martedì 26 Settembre 2017 | 12:45

Foggia - Fornaio condannato per omicidio

18 anni di reclusione con rito abbreviato a Giuliano Iannuzzi, accusato di aver partecipato all'assassinio di Agostino Campanaro, ritenuto un boss della criminalità locale
FOGGIA - Giuliano Iannuzzi, l'uomo accusato di aver partecipato all'omicidio di Agostino Campanaro, di 38 anni ucciso a San Severo il 21 maggio del 2004, è stato condannato a 18 anni di reclusione. È la sentenza emessa dal giudice del tribunale di Foggia al termine del processo che si è celebrato con il rito abbreviato. Il pm, Alessandra Fini, nella sua requisitoria aveva chiesto una condanna a 20 anni. Accusati dell'omicidio anche il figlio di Giuliano Iannuzzi, Ciro di 25 anni, il cui processo si sta svolgendo in Corte d'Assise a Foggia. Il 21 maggio di tre anni fa, al termine di una lite avvenuta nei pressi di un'autorimessa in viale Due Giugno, Agostino Campanaro -ritenuto dagli investigatori un boss della criminalità locale - venne ucciso con cinque colpi di pistola calibro 6,35. Quando arrivarono i carabinieri trovarono Giuliano Iannuzzi, un fornaio di 55 anni padre di Ciro, che con la pistola in mano si accusò dell'omicidio dicendo di averlo fatto perchè stanco delle continue minacce ed estorsioni a cui lui e la sua famiglia erano continuamente sottoposti.
In particolare, pochi giorni prima l'omicidio, Campanaro, che da tempo minacciava i figli del fornaio chiedendogli del denaro, aveva rapinato ad uno dei suoi tre figli un'Audi A3. La sera dell'omicidio Iannuzzi aveva chiesto ad un amico da fare da intermediario per recuperare il mezzo, e quando si incontrarono, nacque una lite al termine della quale Campanaro lo avrebbe minacciato di farlo saltare con una bomba a mano, poi recuperata dagli investigatori all'interno dell'autosalone in via Due Giugno, dove si è consumato l'omicidio. Iannuzzi, che era affetto da insufficienza cronica renale e in dialisi, ottenne gli arresti domiciliari. Secondo il pubblico ministero, invece, a sparare sarebbe stato proprio il più giovane dei due istigato dallo stesso genitore a cui poi passò l'arma per far ricadere la colpa sul padre. I magistrati ritengono che Giuliano Iannuzzi abbia deciso di accollarsi tutta la responsabilità dell'omicidio per le sue precarie condizioni di salute e per beneficiare cosi di alcune agevolazioni, tra cui appunto gli arresti domiciliari.

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