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Domenica 24 Settembre 2017 | 17:40

Deficit di Taranto, «il peggiore della storia»

Il fallimento del comune è da cifre che non smettono mai di crescere, un buco spaventoso arrivato ad oggi a quasi 650 milioni di euro. La nuova cifra resa nota da Francesco Boccia, commissario liquidatore
TARANTO - E' di 637mln e non 357, l'ammontare del dissesto finanziario del Comune di Taranto, come invece aveva dichiarato il 17 ottobre scorso il commissario straordinario del Comune, Tommaso Blonda. La nuova cifra è stata resa nota da Francesco Boccia, capo della commissione di liquidazione del Comune. L'importo è comprensiva di quella già evidenziata dalla gestione commissariale e che si articola in due grandi filoni: 298 milioni relativi a crediti manifestati da 3.175 privati e 339 milioni di debiti finanziari, a loro volta articolati in 243 milioni di Buoni ordinari comunali, 29 milioni di Swap e 67 milioni di mutui erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti. Due le banche coinvolte: Bnl per gli Swap e Imi-San Paolo per i Boc. «Quando ci siamo insediati - ha dichiarato Boccia - partivamo da una base di 357 milioni tra disavanzo di gestione acclarato a dicembre 2005 e debiti fuori bilancio accertati e in via di accertamento. Sapevamo che saremmo andati oltre queste cifre e individuavamo in circa 500 milioni la soglia possibile». «La ricostruzione dei vari passaggi e soprattutto l'arrivo delle domande dei creditori - ha aggiunto- hanno sfondato questa soglia e delineato numeri più alti di quelli che speravamo. Non c'è dubbio: oggi la vicenda del dissesto del Comune di Taranto è la più grande della storia del nostro Paese. Per entità, Taranto ha superato anche il dissesto del Comune di Napoli».

eri la commissione di liquidazione ha concesso altri 30 giorni per l'inoltro delle istanze che dovranno riguardare crediti sino al 31 dicembre 2006. «La proroga - spiega Boccia - è una misura che abbiamo preso per tutelare soprattutto i piccoli». In prossimità della scadenza del 9 marzo l'arrivo delle domande ha subito una accelerazione, salendo dalle 1.600 della seconda parte di febbraio alle 3.175 di ieri. Boccia si augura di poter dare le prime risposte a giugno, incrociando la valutazione della massa passiva con quella attiva. Da quest'ultima dovrebbero venire le risorse per pagare i creditori. Ma è già chiaro che non basterà l'attivo di cui possono disporre i liquidatori, ovvero trasferimenti statali non incassati, crediti, tributi locali non riscossi. Sarà inevitabile vendere il patrimonio comunale. Mentre i debiti finanziari si impatteranno anche con la gestione ordinaria (oggi nelle mani di Blonda) in quanto andranno onorate le delegazioni di pagamento verso le banche. A meno che, rammenta Boccia, la Magistratura, che sta indagando sui contratti Boc, «non acclari gravi irregolarità rendendo nulli i contratti stessi».

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