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Giovedì 21 Settembre 2017 | 01:53

L'impressionista Zandomeneghi a Barletta

A lui e ai suoi poco indagati rapporti con Auguste Renoir è dedicata la grande mostra che il 31 marzo inaugurerà il Museo De Nittis della cittadina del Barese
ROMA - A Zandomeneghi impressionista italiano e ai suoi poco indagati rapporti con Auguste Renoir è dedicata la grande mostra che il 31 marzo inaugurerà a Barletta il Museo De Nittis, allestito a Palazzo della Marra. Per raccontare la straordinaria stagione artistica nella Parigi di fine '800, arriveranno nella città pugliese importanti opere da collezioni pubbliche e private internazionali.
Presentata oggi alla stampa, la rassegna si intitolerà «Zandomeneghi De Nittis Renoir. I pittori della felicità» ed è stata curata da Tulliola Sparagni ed Emanuela Angiuli, che hanno selezionato opere importanti dei tre artisti per evidenziare i i punti di contatto o le divergenze in un ambito culturale, quello dell'impressionismo, contrassegnato da percorsi a volte contrapposti. "Zandomeneghi visse nel pieno di queste pluralità stilistiche recepite, analizzate, elaborate però in maniera personale e in modo più partecipato rispetto a Boldini e De Nittis", ha detto Sparagni sottolineando come, fino ad oggi, sia comunque rimasto in ombra il legame tra il pittore veneziano e Renoir. E se la critica, solo di recente, ha riconosciuto l'appartenenza a pieno titolo di Zandomenghi al movimento impressionista (l'unico in Italia), ha comunque approfondito soprattutto il rapporto con Degas, con cui il pittore era per motivi biografici sodale. Ora, la mostra di Barletta punta a evidenziare la frequentazione, gli scambi, l'importanza dell'esperienza di Renoir nella sua produzione. Lo stile di Zandomeneghi, ha proseguito la curatrice, è più sofisticato di quanto possa apparire e convergono nella sua cifra differenze a volte profonde, con opere che si distaccano dalle altre per il segno marcato alla Degas. Ma vi sono dipinti che testimoniano come il pittore veneziano guardasse al gruppo dei coloristi, tra cui Renoir, fino ad ispirarsi alla plasticità forte di un Caillebotte.
Con Renoir, ha detto Sparagni, ci furono rapporti biografici stretti. Ambedue vivevano a Montmarte, il quartiere scelto dagli artisti bohemienne, che si contrapponevano ai maestri più osannati dell'epoca, in genere residenti nelle splendide dimore sui boulevard. A influenzare Zandomenghi, ha spiegato la curatrice, fu sopratutto l'appartenenza alla stessa galleria d'arte, quella di proprietà di Durand-Ruel, che modificò la sua opera nei formati dei dipinti, nelle inquadrature delle scene e quindi nella tecnica d'esecuzione. Il mercante d'arte, insieme al figlio, riuscì a unificare i grandi temi dell'impressionismo facendoli convergere in quello ispirato alla figura femminile. Le stesse modelle, gli atteggiamenti, le pose, le teste dolcemente reclinate, ma anche gli abiti, i cappelli, figurano nelle tele dei pittori che esponevano fianco a fianco nella galleria. La mostra indagherà anche i sentimenti di burrascosa amicizia, le accuse di isteria di Zandomeneghi a Renoir, il quale rispondeva prendendo in giro "il povero italiano". Ma erano amici, ha concluso Sparagni, e il veneziano fu chiamato a fare il testimone delle nozze di Renoir. Soprattutto, come mostreranno i quadri esposti, avevano la stessa tavolozza.

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