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Venerdì 22 Settembre 2017 | 17:29

Chiuse indagini per abusi impianto Tersan

La costruzione del mega-impianto di compostaggio definito la «Punta Perotti della Murgia» che sorge a Grumo Appula (Bari), a ridosso del Parco nazionale dell'Alta Murgia, è stata bloccata il 28 ottobre 2004
BARI - La procura di Bari ha inviato a cinque persone - tra cui due dirigenti della Regione Puglia e della Provincia di Bari - un avviso di conclusione delle indagini per la costruzione del mega-impianto di compostaggio Tersan-Prometeo che sorge a Grumo Appula (Bari), a ridosso del Parco nazionale dell'Alta Murgia e su un terreno coperto da foreste e boschi e in zona sottoposta a protezione speciale. Il rustico dell'impianto è sotto sequestro dal 28 ottobre 2004: è ritenuto tra i più grandi d'Europa, e in grado di lavorare 800 tonnellate di rifiuti al giorno.
Gli indagati sono Silvestro delle Foglie, di 67 anni, amministratore della Tersan Puglia e proprietario dell'impianto; i suoi figli Claudia e Leonardo, di 39 e 32, amministratori unici della Prometeo; Carmine Carella, di 54, progettista; Giovanni Marano, di 59, dirigente reggente del servizio rifiuti della Provincia di Bari; e Luca Limongelli, dirigente del settore ecologia della Regione Puglia. I cinque sono accusati di aver realizzato l'impianto su un suolo in cui esiste un vincolo di inedificabilità assoluto e, comunque, senza avere ottenuto il necessario nulla osta paesistico della Regione. Limongelli è accusato di aver omesso di valutare l'assenza della valutazione di incidenza ambientale; a Marano si contesta di aver agevolato la realizzazione dell'impianto omettendo di compiere una serie di atti necessari dopo le significative varianti apportate al progetto.

Il sequestro dell'impianto, chiamato dagli ambientalisti l'astronave per le sue caratteristiche architettoniche ma anche la «Punta Perotti della Murgia», fu confermato dalla Cassazione nel novembre 2005. Lo stabilimento - di proprietà della Prometeo 2000, ramo d'azienda dalle Tersan Puglia e sud Italia, già coinvolta in diverse indagini penali - al momento del sequestro stava per essere ultimato sulla statale 96 tra Bari e Altamura, nel comune di Grumo Appula.
Rigettando il ricorso, la Suprema Corte confermò la tesi accusatoria dei pm inquirenti Renato Nitti, Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro, che ritiene abusiva la lottizzazione eseguita su quell'area che ricade in zona agricola; che l'impianto è stato costruito senza concessione edilizia ed è privo del nulla osta paesistico; che sorge in area Zps, cioè Zona di protezione speciale, e che insieme con l'attività di lavorazione dei rifiuti, prevede un impianto florovivaistico aggiunto al progetto originario e abusivo anch'esso. Per questi motivi ai cinque indagati vengono ora contestate contravvenzioni al Codice dei beni culturali e del paesaggio, violazioni edilizie e della legge sulle aree protette e il reato di distruzione e alterazione delle bellezze naturali.
La Cassazione esaminò anche il procedimento amministrativo che portò l'allora giunta di centrosinistra della Provincia di Bari (presidente Marcello Vernola, ora eurodeputato di Forza Italia) ad autorizzare la costruzione dell'impianto con delibera del 4 settembre 2000. Un delibera che - secondo la procura di Bari - è «illegittima poiché riguardante zona di inedificabilità assoluta (...) nonché inefficace in assenza del prescritto nulla osta paesaggistico ed in mancanza della Valutazione di impatto ambientale». A questo proposito la Cassazione scrisse in sentenza che «dal provvedimento impugnato non emerge quale valutazione abbia effettuato la giunta provinciale con riferimento alla sussistenza dell'interesse pubblico alla realizzazione dell'impianto in variante allo strumento urbanistico, sotto il profilo della pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dell'opera».

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