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Martedì 26 Settembre 2017 | 14:59

Confermata condanna a maestra di Lecce

Cinque mesi e dieci giorni di reclusione (pena sospesa dalla condizionale) in Cassazione, per la maestra della scuola elementare "Diaz" colpevole di maltrattamenti
ROMA - La Cassazione ha confermato la condanna a cinque mesi e dieci giorni di reclusione (pena sospesa dalla condizionale) nei confronti di una maestra della scuola elementare 'Diaz' di Lecce, colpevole di maltrattamenti per aver utilizzato "mezzi di correzione e disciplina violenti".
In particolare, in più occasioni nell'arco di tempo compreso dal 14 ottobre '94 al 16 novembre 1999, l'insegnante aveva schiaffeggiato e percosso i bambini affidati alle sue cure. In seguito agli esposti dei genitori, agli accertamenti condotti dalla preside e dagli ispettori del Provveditorato, Elia S. era stata portata in tribunale. In primo grado il Gip presso il tribunale di Lecce, il 28 aprile 2004, l'aveva condannata a cinque mesi e dieci giorni di reclusione, e la decisione era stata confermata il 13 aprile 2006 dalla Corte di Appello di Lecce.
Senza successo, la maestra ha provato a sostenere - nel suo ricorso in Cassazione - che i suoi metodi di insegnamento non erano violenti ma andavano qualificati come "mezzi leciti di correzione e disciplina". Ad avviso della Suprema Corte, però, la tesi difensiva di Elia non ha alcun fondamento. In proposito i magistrati della VI Sezione Penale - sentenza 8364 - hanno rilevato che era stata "accertata quella ripetizione degli atti vessatori che integrava la necessaria abitualità " del reato di maltrattamenti. A comprovare la colpevolezza della maestra - spiega la Cassazione - c'era stata la ripetitività dei comportamenti "reiterati nel tempo e documentati dalle relazioni della direttrice didattica, dagli esposti e dalle lettere dei genitori, nonchè dalle relazioni ispettive e dalle dichiarazioni delle parti interessate". In un caso, avvenuto la mattina del 25 settembre 1999, i piccoli allievi della maestra violenta "erano andati, in stato di agitazione, nell'ufficio di direzione, riferendo, spaventati, di essere stati picchiati dalla Elia e chiedendo aiuto". Così la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della docente e l'ha condannata al pagamento delle spese processuali.

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