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Sabato 23 Settembre 2017 | 13:08

Barletta - Un «telefono preghiera» per chi è disperato

Il servizio di ascolto è retto da volontari della chiesa della Sacra famiglia di Barletta. L'idea è stata del parroco, don Francesco Fruscio
BARLETTA (BARI) - Si chiama «telefono preghiera» e risponde al numero 347.3060594 il servizio attivato da tre giorni da volontari della chiesa della Sacra famiglia di Barletta. L'idea è stata del parroco, don Francesco Fruscio, un trentunenne alla guida di un gruppo di catechesi avviato in parrocchia da circa venti anni.
Per 24 ore al giorno nove volontari, sei uomini e tre donne, a turni di otto ore ciascuno rispondono a coloro che sentono di aver bisogno di un conforto e chiedono una preghiera e, di fatto, una voce amica: «si sentono deboli nella fede - dice Don Francesco - Anche la notte scorsa sono arrivate telefonate e all'alba c'è stato qualcuno che ha chiesto una preghiera e anche la telefonata di una donna abbandonata dal marito e disperata».
Tra i volontari di questo soccorso di fede c'è Carlo, 56 anni: sedici anni fa ha scoperto la chiesa e la fede; le ha incontrate per caso ma Dio - ha detto parlando con i giornalisti - lo «cercava già da molto tempo prima». Carlo, macchinista delle ferrovie, sindacalista, allenatore di calcio, era iperattivo: «mi affannavo - racconta - a riempire le giornate di qualsiasi cosa, ma il mio vuoto non si colmava». Poi nel '91 scoppiò la prima guerra del Golfo e Carlo volle capire perché gli Usa attaccavano Saddam Hussein e questi se la prendeva con gli israeliani». «Mi capitò tra le mani la Bibbia - spiega - e cominciai a leggerla per scoprire in quel libro la chiesa. Nacque il mio figlio minore quell'anno e il parroco, don Donato, mi disse che avrei dovuto seguire il catechismo: dai primi incontri con il gruppo di preghiera capii che avevo finalmente incontrato quello che cercavo nelle carte, nel poker, nel totocalcio e in tutto quello che facevo per una curiosità incolmabile».
Tra i volontari ci sono anche giovani, un ex finanziere, in Irpinia al tempo del terremoto, dove perse tutta la sua famiglia, e poi due mamme, una nonna. «Pronto, telefono preghiera, come ti chiami, come posso aiutarti?»: questo da tre giorni è il loro compito.

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