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Lunedì 25 Settembre 2017 | 20:57

La saliva tradisce il presunto killer

Il Dna ricavato dalle tracce repertate su una bottiglia d'acqua che era sul luogo dell'omicidio di Donato Rendina, di San Marco in Lamis (2002), ha fatto scattare un'accusa d'omicidio per Tommaso Fulgaro
FOGGIA - Il Dna ricavato dalle tracce di saliva repertate su una bottiglia d'acqua che fu trovata accanto al cadavere hanno permesso ai carabinieri di risalire al presunto autore dell'omicidio di Donato Rendina, l'agricoltore di 30 anni, di San Marco in Lamis, ferito con numerosi colpi di fucile il 7 giugno 2002 (e morto il 18 giugno successivo) mentre percorreva la strada provinciale che collega San Marco in Lamis a Sannicandro Garganico, nel foggiano.
In base all'esame del Dna e ad altri elementi investigativi, la magistratura barese ha fatto notificare in carcere a Tommaso Fulgaro, detenuto per altri reati, un provvedimento restrittivo per i reati di omicidio premeditato e detenzione di armi da fuoco in concorso con persone da identificare.
Secondo gli elementi raccolti dal pm inquirente della Dda di Bari Domenico Seccia, l'omicidio fu compiuto da cinque-sei persone con modalità efferate nell'ambito della faida in corso da anni a San Marco in Lamis, nel Gargano, che vede contrapposte le famiglie Martino e Di Claudio. A quest'ultimo clan sarebbe stato affiliato - secondo l'accusa - Fulgaro che, per motivi da accertare, ma sicuramente collegati al controllo dei traffici illeciti nella zona, decise di eliminare Rendina, ritenuto affiliato al clan avversario.
Il provvedimento restrittivo è stato messo dal gip del tribunale di Bari Jolanda Carrieri, che già negli anni scorsi fece smantellare clan mafiosi attivi a San Marco in Lamis.

Rendina fu ferito dai killer mentre si recava al lavoro in un suo appezzamento di terreno: era alla guida di un fuoristrada, in località Piano delle Piscine, a pochi chilometri da San Marco in Lamis, quando la sua auto fu affiancata da un altro mezzo su cui erano cinque o sei persone che spararono all'impazzata contro di lui numerosi colpi di fucile e pistola. La vittima, colpita al volto e all'addome, fu soccorsa ed accompagnata in ospedale da automobilisti. Morì una decina di giorni dopo, nonostante alcuni interventi chirurgici.
Proprio a seguito del delitto, il pm Seccia avviò una vasta indagine su clan mafiosi attivi a San Marco in Lamis.
L'inchiesta, nell'ottobre 2004, sfociò in diversi arresti di presunti esponenti dei clan Martino e Di Claudio e nel sequestro di beni per sette milioni di euro. Furono apposti i sigilli al polmone finanziario dei clan composto da imprese individuali, aziende agricole, appartamenti, garage e fabbricati rurali, per una superficie complessiva di oltre 3.500 metri quadrati, e a terreni, pascoli e boschi per complessivi 370 ettari.

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