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Venerdì 22 Settembre 2017 | 17:27

Spionaggio - Perquisizioni anche a Bari

Venti operazioni di controllo - nella giornata odierna - in tutt'Italia su ordine della magistratura di Padova ed eseguite dalla Digos. Si indaga su un traffico illegale di "informazioni sensibili"
Cellulare PADOVA - Lo sviluppo dell'indagine partita nel marzo scorso da Milano su un traffico illegale di informazioni "sensibili" a favore di agenzie di investigazioni private ha portato a 20 perquisizioni disposte dalla Procura della Repubblica di Padova ed eseguite ieri mattina dalla Digos e dalla Squadra Mobile di Padova, con la collaborazione delle Digos di altre città, nei confronti di tecnici, intermediari, dipendenti di agenzie di investigazione privata e di un agente della Polizia di Stato in servizio presso la questura di Roma.
Delle 20 perquisizioni, 10 sono state eseguite a Roma, le altre a Napoli, Venezia, Taranto, Bari, Macerata, Trento e Aosta.
Nel marzo scorso l'inchiesta condotta dall'autorità giudiziaria di Milano svelò l'esistenza di una "rete" articolata per compiere indagini illegali da parte di agenzie investigative private attraverso l'acquisizione abusiva di dati riservati da archivi informatici delle forze dell'ordine e dei gestori dei servizi di telefonia.
Inchiesta che a Padova condusse all'arresto di due poliziotti "in contatto" con agenzie di investigazione e che ha consentito di compiere ulteriori indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Padova Matteo Stuccilli, tese a ricostruire la "filiera" del traffico illegale di informazioni sensibili, in particolare tabulati telefonici e accertamenti su intestatari di telefoni cellulari. Nel corso dell'indagine, durata un anno, sono state indagate oltre 30 persone, sei delle quali tratte in arresto in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere, ed eseguite numerose perquisizioni, tra cui le 20 compiute ieri mattina che secondo la Digos di Padova hanno consentito di corroborare con ulteriori elementi i risultati già acquisiti.
La complessa attività - sottolineano gli investigatori - ha consentito di identificare i diversi intermediari, basati a Roma e a Venezia e arrestati nei mesi scorsi, collettori delle varie richieste provenienti da investigatori privati - anch'essi identificati - e i loro "referenti operativi", cioè gli autori materiali degli accessi abusivi ai sistemi informatici a cui si è arrivati anche grazie alla collaborazione di Telecom e Vodafone. In particolare, per quanto riguarda Telecom è stato identificato un tecnico di Ardea (Roma), V.S., titolare di un'azienda esterna di consulenza informatica che, grazie alla sua possibilità di accesso ai sistemi software dell'azienda, secondo l'accusa costituiva il terminale operativo delle richieste di informazioni riservate sugli utenti, attività per la quale avrebbe percepito oltre 30.000 euro in circa un anno (circa 300 euro per ciascun tabulato). È stato inoltre identificato un dipendente della sede Vodafone di Padova, S.R., accusato di essere il referente operativo di un collettore veneto che, attraverso altri intermediari della zona, poteva fornire tabulati abusivi ad una serie di agenzie di investigazione. Proprio la mole di elementi acquisiti - tabulati telefonici, intercettazioni, nonché dichiarazioni rese da alcuni dei principali indagati - hanno portato alle ultime 20 perquisizioni.

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