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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 11:30

Emiliano e Vendola ai ferri corti

Il sindaco di Bari e il presidente della Regione Puglia in un botta e risposta che dura da giorni tra lettere ai giornali e comunicati, come una «qualunque» coppia in crisi
• L'Acquedotto pugliese secondo Vendola
BARI - Sono ormai ai «ferri corti» i due protagonisti delle ultime campagne elettorali del centrosinistra in Puglia: da una parte il sindaco di Bari, Michele Emiliano, dall'altra il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ormai spazientito e amareggiato dalle prese di posizione polemiche del suo ex sostenitore. I due si parlano ormai a suon di lettere e di battute al 'vetriolò ai microfoni delle Tv.
Il gelo è cominciato ufficialmente a scendere tra Vendola ed Emiliano in occasione della nomina del nuovo presidente della Fiera del Levante: Emiliano lamentò il fatto di non essere stato per nulla coinvolto nella vicenda e accusò Vendola di promettere concertazione ma di fatto di non rispettare gli impegni assunti. Dopo botta e risposta, la tensione infine si placò e i due tornarono per qualche tempo a guardarsi in faccia.

Qualche giorno fa però Emiliano è tornato alla carica, attribuendo a Vendola responsabilità sulla mancata realizzazione della Cittadella della Giustizia di Bari, accusa seccamente respinta da Vendola. Tutto finito? Affatto. Ieri il sindaco ha scritto una lettera aperta al presidente della Regione: «Ormai - afferma con toni amareggiati - è molto difficile parlare con te». Emiliano rimprovera a Vendola di essersi rinchiuso nel Palazzo e, soprattutto, di aver commesso un grande errore: quello di aver consentito all'ex governatore della Puglia, on.Raffaele Fitto (Fi), di riprendersi la scena politica pugliese, riuscendo a parlare su tutto: sulla sanità, sul ciclo dei rifiuti, sull'Acquedotto pugliese.
Vendola, che rientrava da Roma, non ha voluto commentare a caldo i contenuti della lettera, ma oggi, sollecitato dalle domande dei giornalisti nel corso di una conferenza stampa convocata per presentare il nuovo amministratore unico dell'Acquedotto Pugliese, l'ing.Ivo Monteforte, non ha potuto contenere l'ira: «Ognuno faccia il suo mestiere. Emiliano - ha detto Vendola - faccia bene il suo, io provo a far bene il mio». E ha continuato precisando che lui deve consultarsi con i partiti della sua coalizione, «Emiliano - ha chiarito - non è un partito. I sindaci sono espressioni importanti ma delle loro comunità».
Quindi? Quindi «ognuno resti dentro il recinto delle proprie competenze e delle proprie responsabilità», ha tagliato corto Vendola.

Nello stesso momento a Palazzo di città, in una conferenza stampa convocata da Emiliano per parlare di edilizia giudiziaria, il sindaco ha affondato di nuovo la spada: "Non accetterò più da nessuno - ha detto Emiliano - che sulle scelte sovrane della Città di Bari si replichi con il vecchio stile, anziché in modo razionale e costruttivo come credo di fare". In serata, infine, un'altra lettera: Vendola risponde a Emiliano. «Nessun sindaco - scrive - sarà trascurato, ma nessuno potrà proporsi come un super-partito». Vendola si mette a disposizione, invita a parlare nelle sedi istituzionali e a interrompere «questa buffa commedia degli equivoci","questa inimicizia coltivata in diretta televisiva». Nel testo, a tratti, emerge però l' insofferenza per conflitti che scoppiano, come afferma, «solo per riempire il vuoto di una politica orfana di orizzonti e di pensieri lunghi. Ma la tua lettera - aggiunge - è assai più ingenerosa di quanto non appaia, visto che il tuo rapido noviziato politico, ti ha reso edotto nell'arte di colpire, magari di fioretto, ma con la punta della lama intinta nel veleno: scusami ma anche per me è cattiva politica».

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